Storia di Maurice, 22 anni
per credere in un dopo Kibera
“Mi chiamo Maurice Olumbo, nasco a Kibera 22 anni fa. Sono qui con mio fratello, mia madre è ricoverata al Kenyatta International Hospital perché è ormai morente”. Siamo a casa sua, una baracca scura con il tetto spiovente, due sedie e una panca...
“Mi chiamo Maurice Olumbo, nasco a Kibera 22 anni fa. Sono qui con mio fratello, mia madre è ricoverata al Kenyatta International Hospital perché è ormai morente”.
Siamo a casa sua, una baracca scura con il tetto spiovente, due sedie e una panca in legno. “Ho lasciato la scuola già alle primarie, quando mio padre è morto di AIDS, mi sono dovuto mettere a lavorare, avevo 10 anni. Anche mio fratello Albert, più piccolo di due anni, ha smesso di studiare e ha cominciato a lavorare. Poi ho conosciuto un’associazione che mi ha aiutato, sostenendomi negli studi”. Maurice parla di un’associazione con la quale oggi collabora per varie iniziative a favore di Kibera.
“Ci occupiamo dell’ambiente, stimolando gli abitanti di qui a tenere più pulite le strade, ma facciamo anche informazione e formazione per la coltivazione di piante e verdure, qui vicino abbiamo seminato ortaggi e stiamo facendo i primi raccolti. Insomma, cerchiamo di far capire il valore dell’autosostentamento”. Intanto che lo ascoltiamo alcune voci arrivano da fuori, quelle di quattro bambini che stanno giocando con una palla di stracci che se la lanciano, superando il rigagnolo di acqua nera che scorre in mezzo a loro.
“Io - continua Maurice – mi occupo personalmente di monitorare i bambini, individuandone le problematiche, incontrandoli e cercando di capirne la predisposizione e le attitudini di ognuno”. Ha un compito importante questo giovane e lo sa. Si applica con entusiasmo, convinto che qualcosa si deve fare “perché è così – conclude – che possiamo migliorare le nostre condizioni, non possiamo continuare ad aspettare”.
Proprio così, caro Maurice, tocca a voi e bisogna mettercela tutta. Nessuno vi solleverà, nessuno vi porterà via da Kibera e da questa vergogna. Nessuno, nemmeno chi ne ha il dovere, il potere. Nemmeno costoro, che la vergogna l’hanno addosso e se la vedono ogni mattina, ogni giorno, riflessa allo specchio.
Roberto Rossi
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