E' sempre pił difficile amare
intervista con lo psicoterapeuta Giacomo Dacquino
Intervista con lo psicoterapeuta Giacomo Dacquino che descrive l'amore del terzo millennio, quello con il quale lo psichiatra e psicoterapeuta Giacomo Dacquino descrive l'amore del terzo millennio...
Intervista con lo psicoterapeuta Giacomo Dacquino che descrive l'amore del terzo millennio, quello di una società che si chiama società del benessere ma che soffre sempre più di solitudine e depressione. Dacquino è autore di 18 libri, molti dei quali best seller, pubblicati da Mondadori, e svolge anche un'intensa attività di terapeuta.
Lei ha seguito centinaia di casi clinici. Quali sono le nuove malattie della nostra società?
«La solitudine, una solitudine coatta, non scelta. Dal punto di vista psichiatrico, la malattia più diffusa è la depressione, perché le forme isteriche sono quasi scomparse. Aumentano anche le forme ossessive. Ma quello che salta all'occhio è che le persone sono sempre più sole. La loro radio trasmittente- ricevente, il loro sistema di comunicazione con l'esterno, è in tilt. E questo non solo per scelta, ma anche per obbligo: la radio affettiva non trasmette più. E la solitudine è l'anticamera della depressione».
L'amore non ha quindi vita facile, eppure sembra che oggi ci si innamori di continuo: si hanno relazioni, libertà sessuale, possibilità di incontri.
«La società attuale favorisce un innamoramento più tipico dell'adolescenza che di persone con una maturità affettiva. Le nuove generazioni vivono amori frammentati: tanti, piccoli e successivi. Non si è capaci di coltivare il grande amore, che si manifesta in profondità e si proietta nel tempo. Si assiste ad un'incapacità di vivere l'amore nelle sue tre componenti essenziali: di cuore, di pancia (l'istinto) e di testa (il raziocinio). Oggi ci si innamora quasi solo di pancia. L'amore tra le lenzuola impegna meno, non costringe a scoprire le nostre difese, non ha un prezzo, pagando eventualmente un rifiuto o un abbandono».
Da dove si genera questa incapacità di amare? Come possiamo contrastarla?
«La maturità psicoaffettiva si struttura e si sviluppa nella famiglia d'origine, in particolare nei primi 15 anni di vita, quando si cresce nell'affetto e nel voler bene dei genitori. I genitori devono imparare ad ascoltare i figli, e a dir loro qualcosa di valido, non parlando solo di sport, partite di calcio, abiti, vacanze».
Se una famiglia non ha insegnato questa struttura affettiva, cosa resta da fare: la terapia, oppure l'autoterapia con i libri?
«Sono gli umili quelli che si rendono conto che non esiste la medicina per guarire la loro immaturità psico-affettiva. Non c'è una pastiglia per imparare a voler bene a sé e agli altri. La psicofarmacologia non serve in questi casi».
