I nuovi orientamenti sulle politiche bancarie - un harakiri
parlare di banche... blè
l'articolo di apertura del giornale dell'Unione Commercianti...
Proviene dalla tradizione giapponese e si tratta di una forma di suicidio, regolata da un preciso cerimoniale, che consiste nello squarciarsi il ventre da sinistra verso destra, sotto gli occhi di un amico al quale è affidato il compito di provvedere successivamente alla decapitazione del suicida per non prolungarne l'agonia.
Una pratica anche occidentale, spesso praticata nelle alte sedi istituzionali e governative, con la variante che il suicidio non è singolo, ma è di massa, e che non si esegue sotto gli occhi di un amico (nemmeno tanto inquieto), ma di una ampia comunità decisamente basita…
Quello che capita per alcune estrose decisioni di “buffi” governi, di destra e di sinistra e di centro, si sopra e di sotto e di mezzo (leggi G8 spostato da La Maddalena in Abruzzo… o la “messa in strada” di vigilanti ronde a loro volta da vigilare) rientrano nella pratica orientale del harakiri, aggiustata ed occidentalizzata.
Non sfugge a questa logica l’operato degli istituti bancari, i quali, grazie a virtuosi menti balenghe, mettono in atto una serie di nuove strategie per fronteggiare la difficile situazione economica mondiale. Come? Penalizzando piccole e medie imprese, inducendole a tripli salti mortali carpiati che solo i nostri più grandi De Biasi e Cagnotto sapevano eseguire.
Ma anche i De Biasi e Cagnotto oggi, da questo strampalato trampolino avrebbero grossi problemi… risultato: enormi difficoltà nel poter superare questa “calma piatta”. Già, perché gli impegni assunti in precedenza dagli imprenditori, per rimanere competitivi e poter continuare nel mondo del commercio, si sono fatti, con l’avvento di questa crisi profonda che ha coinvolto tutti, tremendi da affrontare, per lo meno alle condizioni di accordo iniziali.
Ma le banche, grazie ad un’ampia veduta (simile a quella del Rag. Filini, collega di Ugo Fantozzi), non trovano soluzione più arguta se non quella di chiedere rientri immediati, alzare i tassi di esposizione o di extra fido o altre arcane ingegnerie, capaci solo di produrre ulteriore sconforto nel mondo delle PMI, deprimendole anziché incentivarle e sostenerle.
Come se, a questi geni dell’alta finanza, sfuggesse quel piccolo particolare che stabilisce che il mondo delle PMI rappresenta, in Italia, una realtà enorme fatta di quasi 4 milioni e mezzo di aziende, con il 95% di radicamento sul territorio, che occupa l'80% di forza lavoro e conta il 70% del PIL prodotto (dati di aprile 2009).
Sulla base di queste ed altre valutazioni, i presidenti delle Organizzazioni dell’artigianato, del commercio e dei servizi, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, e Confesercenti esprimevano, in una lettera inviata al presidente dell’Abi Corrado Fissola, l’esigenza di “affrontare, attraverso l’avvio di un tavolo di confronto costruttivo, la revisione dei modelli di valutazione delle banche per la concessione del credito alle piccole e medie imprese, alla luce dell’attuale crisi economica che rischia di vanificare ogni iniziativa rivolta a sostenere gli investimenti”. Nella lettera, Sangalli, Basso, Guerrini, Malavasi, e Venturi osservavano come “il sistema bancario, nonostante gli interventi legislativi a sostegno, continua a valutare il merito creditizio delle imprese sulla scorta di un concetto di impresa meritevole che sarebbe stato, invece, necessario reinterpretare ed aggiornare rispetto all'attuale contesto”.
La missiva terminava richiamando tutte le componenti della società e dell'economia ad un “atteggiamento più responsabile, affinché si proceda ad avviare un giusto confronto sulla tematica del credito, anche per approfondire ogni utile strategia che orienti gli istituti bancari ad un atteggiamento di maggiore disponibilità nei confronti del sistema produttivo”.
Nell’agognato incontro tra le parti che ha fatto seguito alla comunicazione, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli ribadiva la necessità di “rispondere con chiarezza e determinazione” agli avvenuti fatti. “Al sistema bancario – precisava Sangalli - chiediamo di mettere in campo tutta la propria professionalità e di rivalutare quell’esperienza delle relazioni di prossimità tra banca ed impresa che ha così profondamente e positivamente innervato la storia dei processi di sviluppo territoriale del nostro Paese”.
L’attività di Confcommercio è comunque a largo raggio, per intervenire il più efficacemente possibile e dar voce alle esigenze di quell’80% di forza lavoro e a quelle 4 milioni e 300mila e più aziende italiane.
Dal 6 al 14 maggio si svolge la settimana europea delle PMI promossa dalla DG Imprese in programma in tutti gli Stati membri e coordinata dalla DG Imprese della Commissione europea per promuovere lo spirito imprenditoriale in tutta Europa e, soprattutto, informare gli imprenditori sulle iniziative che la Commissione europea favorisce a loro supporto.
Ed è alle PMI, che la Confcommercio sta dedicando un ciclo di convegni su tematiche specifiche che spaziano dal turismo ai trasporti, dal credito alla fiscalità, dalla cultura all'abusivismo, dalla burocrazia al capitale umano, dalla criminalità alla formazione. Ogni tema tiene conto, non solo della vocazione imprenditoriale del territorio in cui si svolge la manifestazione, ma anche dei problemi che rallentano lo sviluppo e la crescita delle aziende.
L'iniziativa partita da Ancona lo scorso 29 gennaio ha già fatto tappa a Venezia, a Firenze, a Trento, per continuare con Bari, Palermo, Genova, Milano e Cagliari che a maggio chiuderà il ventaglio di incontri.
Grazie all’attività svolta dalle confederazioni, qualcosa si sta movendo, ma non è consentito abbassare la guardia. Anzi, è più che mai necessaria la compattezza di tutte quelle attività produttive, artigianali e commerciali che sono le colonne portanti dell’economia nazionale. Un tessuto che disegna intrecci di realtà che fanno parte del quotidiano sociale, che entra nelle case e si siede a tavola degli italiani e dei piacentini, dove si misura la consistenza di un momento difficile.
Una realtà, quella delle PMI, che regge il fabbisogno della stragrande maggioranza dei nuclei familiari, che consente alla comunità di rispondere, almeno, alle prime esigenze di sussistenza. La domanda, quindi, è la seguente: “è possibile lasciare che questo patrimonio di tutti venga ignorato, o meglio ancora, maltrattato? O è forse necessario, o meglio “corretto”, che si mettano in campo tutte le conoscenze e competenze utili a salvarlo, o almeno, a sostenerlo?” La risposta a lorSignori, quelli che elargiscono con facilità a chi ha grandi nomi altisonanti per poi uscirne bastonati (inutile fare esempi, ne abbiamo sia in casa che confinanti), mentre chiedono prostrazione a chi lavora con serietà ed onestà.
Una revisione ad un atteggiamento e ad un sistema che ha dato i risultati che tutti conosciamo è ormai indispensabile, non solo a favore del mondo produttivo delle PMI, ma anche, paradossalmente, dell’intero apparato degli istituti di credito. Vale a dire, nell’interesse di tutti.
Roberto Rossi

