Intervista al prof. Luigi Cavanna
primario dell'Ospedale di Piacenza
Lo raggiungo una mattina. L’appuntamento è per le 9,30, ovviamente presso il suo laboratorio, quello dentro al quale passa gran parte della sua giornata
Lo raggiungo una mattina. L’appuntamento è per le 9,30, ovviamente presso il suo laboratorio, quello dentro al quale passa gran parte della sua giornata. Quello dove ogni giorno riceve decine e decine di pazienti, quello dentro al quale dedica buona parte della sua vita. Un laboratorio dove le carte e i documenti si ammonticchiano per creare montagne di carta, che raccontano di cure, di analisi, di terapie. E di studi. Carte e documenti che parlano di persone, di donne e di uomini, di nomi e cognomi. Quei nomi e cognomi ai quali il prof. Cavanna dedica ore, giorni, settimane, mesi e anni per aiutarli a superare momenti di grande sconforto, spesso di disperazione. Quei momenti che parlano di sofferenza e di dolore, fisico e mentale, quei momenti che lasciano svuotati, persi. Momenti ai quali nessuno si trova mai abbastanza preparato, che ti colgono così, all’improvviso, e che fanno piombare dentro ad un buco nero, profondo. La malattia con la quale il prof. Cavanna si confronta ogni giorno è quella malattia che sembra invincibile, tra le più tremende da affrontare, da accettare. Iniziano rapporti frequenti con ospedali, con medici, con specialisti. Ed è lì che può starci la differenza. Nell’accoglienza, nella competenza, nella professionalità dei medici. E nella loro umanità, nella loro sensibilità. Si, perché in malattie come questa, la capacità di affrontare con forza e con spirito positivo il decorso dei trattamenti, è fondamentale, spesso può essere determinante. È così che bisogna muoversi, tra i reparti, tra le corsie, tra i pazienti. Con quel sorriso, con quella cordialità, con quel modo capace di infondere serenità, fiducia. Si deve essere bravi medici, ma anche bravi psicologi. Ma soprattutto si deve amare. Amare le persone che vengono afflitte da questo male, amare il mestiere che si è scelto. Bisogna conoscere ed apprezzare il valore vero della vita, quel valore che va difeso, di fronte ad ogni avversità, ad ogni evento. Per questo, come cantava De Andrè, “per fare un mestiere ci vuole anche un po’ di vocazione…”. E nel reparto di oncologia dell’Ospedale di Piacenza, quello diretto dal Prof. Luigi Cavanna, c’è tutto questo, passione e piena consapevolezza dell’importanza del proprio mestiere. Oggi, come ogni mattina, nel reparto c’è tanta gente che aspetta un consulto, un incontro con i medici. E i medici dello staff, ad ogni passaggio, salutano e stringono la mano di questa gente, salutandola con affetto, sentito, sincero. Il Prof. Cavanna mi fa entrare nel suo laboratorio, non prima di aver, lui stesso, accolto e salutato con un sorriso una signora anziana, con una bella chioma di capelli bianchi, distinta, che contraccambia il saluto, sorridendo e ringraziando con grande cordialità, come fosse un’amica o una di famiglia. Una mano sulla spalla, poche parole, il sorriso rassicurante. Non costa nulla, ma vale tanto. Si comincia così. Il Prof. Cavanna lo avevo già incontrato in occasione dell’inaugurazione di Rockintrebbia, l’evento musicale che si svolgerà a Rivergaro, dal 19 al 21 giugno. In questa occasione Tramballando, la Pro loco del paese, ha organizzato l’iniziativa benefica, per questa edizione 2009, proprio a favore dell’ESMO, il progetto che vede impegnati, nel mondo, istituti qualificati, tra i quali l’Ospedale di Piacenza, nello specifico il reparto di Oncologia del Prof. Cavanna.
Come è capitato l’incontro con la Pro loco di Rivergaro, con questo gruppo di volontari?
“li ho conosciuti attraverso le manifestazioni che ogni anno organizzano a favore del paese, di intrattenimento, di musica, di cabaret e per la ricaduta che tali eventi hanno su progetti che vanno, di volta in volta, a sostenere, come i pozzi in Africa dell’anno scorso e, in precedenza, per la ricerca contro la fibrosi cistica. Così, un giorno, ricevo una chiamata dal sig. Castellani, presidente dell’Associazione, e dal sig. Daveri, organizzatore dell’evento, per esprimermi la volontà di aiutarmi nella mia attività di ricerca. Devo dire che la cosa mi ha fatto estremo piacere e ho dato subito la mia disponibilità”. In effetti, nello spot girato sulle rive del Trebbia, per la promozione dell’evento, abbiamo potuto constatare la sua grande duttilità, dando sfoggio delle sue notevoli doti di rocker, chitarra in mano, anche se con immancabile camice bianco. E con lei le sue colleghe, che si sono prestate, vista la buona causa, a questo gioco. Insomma, una carriera sfiorata quella di leader di una rock band? “devo dire, in tutta verità, che mi sarebbe piaciuto fare musica, ma vabbè… tutto non si può fare e forse è andata meglio così… anche se non è mai troppo tardi…”Certo, ma per ora è andata bene così, ne siamo pienamente convinti, almeno per quello che ha dato e sta continuando a dare nel mondo della medicina. Per la musica, diciamo che comunque è bello anche solo ascoltarla, che dice?
“concordo, sono contento così, anche perché pare che non ho orecchio…”
eravamo rimasti alla telefonata del Presidente Castellani e di Daveri…
"si, mi è sempre piaciuta l’idea di sposare il divertimento con l’aiuto, il sostegno per gli altri, per chi ha più bisogno, per chi si trova in difficoltà o per chi, appunto, è impegnato nella ricerca, che può essere medica, ma anche di altro genere a favore della comunità. Per questo mi sono sentito molto coinvolto e, devo dire, anche gratificato.”
Facciamoci un po’… gli affari suoi: ci racconta un po’ del ragazzo e studente Luigi Cavanna?
“nasco a Ferriere, sono un ragazzo di campagna, o meglio, di montagna. Mi piaceva già da piccolo studiare e, con un po’ di rammarico, ho lasciato il mio paese per scendere in città ed entrare nel Collegio Morigi. Ero molto affascinato dalle materie umanistiche e mi prese così la passione per la filosofia. Tuttavia la vedevo troppo astratta e, anche se mi appassionava, era per me molto distante dalla gente. Mi sarebbe piaciuto invece trovare qualcosa che fosse più pratico, più concreto, più vicino alle persone. E la medicina sposava l’uno e l’altro, una materia comunque con aspetti umanistici e più che mai al servizio della gente.”Terminato il periodo del Morigi, quindi…
“vado a studiare a Pavia, grazie ad alcune conoscenze che frequentavano quella facoltà e lì conobbi due persone, il Prof. Perugini e il Prof. Storti, i quali hanno, in buona parte, determinato la mia crescita, da studente prima e professionale poi. Nasce quello spirito di imitazione, di emulazione, loro mi hanno insegnato il metodo di studio, ma soprattutto il modo di approcciare i pazienti, di rapportarsi ai malati. Insomma, sono state due figure estremamente importanti per la mia carriera professionale.”Lei ha portato nel mondo il nome di Piacenza, grazie al suo reparto di oncologia, agli studi e alle ricerche che qui svolge. Non le sta un po’ stretto questo ospedale, che in fondo è l’ospedale di una piccola città?
“vede, il discorso della ricerca è un concetto che và oltre il luogo in cui la si esercita. Anche nel più piccolo ospedale del mondo quel che conta è il modo, la passione, l’impegno che ci si mette. Poi è invece molto importante tenersi in contatto, creare una sorta di rete, con altre realtà nel mondo, altri ospedali e università, impegnate nell’obiettivo. Questo perchè è importante rimanere informato circa gli studi e le scoperte di altri medici e ricercatori. Nei miei incontri di lavoro, ribadisco spesso questo aspetto, l’importanza che ognuno ricopre impegnandosi nel proprio istituto, qualunque esso sia, in base ovviamente alle possibilità e ai mezzi, poi rimanere informato, seguire corsi… ad esempio, io stesso, mi sono iscritto ad un Master che frequento, ed è curioso e anche simpatico sedermi su quei banchi dove il giorno prima stavano seduti i miei allievi.”Prof. Cavanna, immagino siano tanti i momenti importanti della sua carriera professionale che ricorda con piacere, ma se le chiedessi uno su tutti?
"in effetti non è facile, è un lavoro questo che regala momenti importanti che si porteranno sempre nel cuore. Un fatto recente che ricorderò con piacere, anche perché ha coinvolto tutto il mio staff, per cui potevo essere io come anche altri colleghi di reparto, è senz’altro la chiamata dell’ASCO, (American Associated Clinical Oncology), la più prestigiosa ed importante associazione del mondo con sede ad Orlando, in Florida, dove tutti i ricercatori di ogni continente portano i loro risultati. Ebbene, in quell’occasione Piacenza portava, insieme ad altri, ben 4 lavori: il tumore al pancreas, la trombosi nel malato oncologico e altri due riguardanti il tumore alla mammella. C’è impegno e sacrificio in questo mestiere, certo, ma è tanto gratificante perché tutto si rende poi assai concreto; quando vedi che anni di studi diventano sostanza sui pazienti, non vi sono parole per descriverne la soddisfazione, la gioia."
Vorrei rimanere però su quel punto, della ricerca e dei mezzi a disposizione, appunto come diceva lei, poiché è arcinota la diattriba che vuole il nostro paese poco attento, per fare un eufemismo, a questo aspetto; insomma si parla ripetutamente dei pochi fondi che da sempre i nostri governi mettono a disposizione a questa causa, procurando l’inevitabile cosiddetta “fuga di cervelli” verso altri paesi. O non è così?
“ha ragione, è un argomento molto discusso, anche se, devo dire, molto spesso si tratta di una sorta, mi passi il termine, di giustificazione. Come dicevamo in precedenza, si è potuto dimostrare che pur operando nel nostro paese, magari anche in un piccolo istituto, si possono ottenere grandi risultati, e che gente meritevole e capace si è potuta affermare ad alti livelli, con obiettivi raggiunti di notevole spessore. A questo proposito ricordo una persona autorevole e di grande valore, il prof. Tura, direttore dell’Istituto di Ematologia e Oncologia di Bologna, oggi in pensione. Un giorno, disquisendo su argomenti di questo tipo, mi disse: - quando un mio collaboratore viene a dirmi che ha un’idea ma che non ha i soldi per realizzarla e che nessuno lo sostiene, io gli rispondo che il suo problema era risolto, perchè quei soldi li aveva trovati “eccoli, sono qui, ora portami la tua idea…-. Non ho mai speso un soldo in quel senso, nessuno di chi diceva, di chi lamentava, è più tornato a portarmi idee…”Semplice, sintetico, ma efficace il prof. Tura… è quindi una falsa diceria? Non esiste questo problema? La ricerca è sostenuta e adeguatamente finanziata?
“non si può sostenere nemmeno questo, forse andrebbe maggiormente incentivata, aiutata, ma è un fatto dovuto, più che a problemi di governi che non stanziano, di fondi che non arrivano, soprattutto ad un fatto di cultura. Tutti conosciamo quel malcostume che, nel nostro paese, consente di occupare posizioni di rilievo, spesso importanti per possibilità decisionali, in funzione di meccanismi che nulla centrano con il merito. Così com’è organizzata oggi l’università, essa non offre a tutti le medesime opportunità, per cui chi se lo può permettere rimane all’interno dell’istituto e procede negli studi e nella ricerca, chi invece non ne ha la possibilità, ciò non gli è consentito. E questo, per l’istituto è, nel tempo stesso, un handicap e un danno.”Insomma, Prof. Cavanna, se non puntiamo il dito al governo, spostiamolo verso l’università, in ogni caso, da qualche parte, il dito centra il bersaglio. Per rimanere su argomenti delicati, parliamo di malasanità: episodi come quelli di tutti i giorni, o anche più storici, quelli che raccontano di Poggiolini e De Francesco, come vengono elaborati da chi, come lei, è impegnato quotidianamente, con serietà e responsabilità, in questo settore. Cosa suscita come reazione? Mortificazione? Senso di rabbia, di sconforto?
“di perfetto non v’è nulla, lo sappiamo, sarà pure scontato, ma è così. Anche qui però farei un distinguo, che è il seguente. Non v’è dubbio che certi episodi, che certe malefatte, sono assolutamente indifendibili, e si commentano da soli. È bene, tuttavia, aprire una piccola parentesi per sottolineare come, a volte, venga storpiata la verità. Un esempio per rendere il concetto è un episodio avvenuto qualche anno fa. Si scrisse di un’inchiesta che riguardava nomi di medici e della sanità che parevano avessero preso soldi illecitamente. Io avevo conosciuto di persona alcune di queste persone e mi pareva assai strano leggere di questi colleghi sotto accusa, tant’è, per farla breve, che vennero tutti assolti, poiché non sussisteva alcun reato. Altre volte si parla di malasanità quando si verificano casi che non hanno avuto esiti sperati, senza conoscere però le condizioni oggettive del caso, i particolari, i risvolti. E subito si grida alla malasanità, producendo solo effetti negativi, come la sfiducia dei cittadini, con l’aggravante di screditare il lavoro di persone impegnate seriamente nello svolgimento delle proprie mansioni.”Ma torniamo a noi, tra studi e ricerche, lei e il suo staff sostenete il progetto ESMO; ci racconta di cosa si tratta?
"è l’acronimo di European Society Medical Oncology. Si tratta di un progetto che prevede la presa in carico del paziente, dall’inizio per tutta la durata delle cure, creandosi così un rapporto più stretto con i medici che lo assistono. È importante perché accresce anche la conoscenza, in modo reciproco, e consente di rapportarsi al paziente nel modo più consono.”Quindi va al di là dell’aspetto puramente tecnico, della cura, intendo dire…
“coinvolge un aspetto, se vogliamo, più psicologico, che è tuttavia, di estrema importanza nella cura del paziente. Anche per questo, l’Ospedale di Piacenza è stato riconosciuto Centro di Eccellenza, un riconoscimento di grande valore che ci è stato ufficializzato in occasione di una convocazione a Stoccolma, nella primavera del 2008".Un momento di grande soddisfazione e una tappa significativa per il suo lavoro…
"Decisamente sì, una tappa importante, per il mio lavoro e per quello dell’intera mia equipe. Un traguardo che ci sprona a continuare su questa strada. Devo ammettere l’emozione che ho provato quando, chiamato sul palco per ritirare questo riconoscimento, ho visto il nome della mia città, di Piacenza, riempire il megaschermo alle spalle, di fronte a rappresentanze di tutte le nazioni, Stati Uniti esclusi. Professionisti e ricercatori di massimo livello che leggevano e conoscevano Piacenza, quale centro di eccellenza nel mondo.”È una bella iniezione di fiducia, quel segnale che indica che la direzione è quella giusta.
"senz’altro, un messaggio che và a premiare il lavoro svolto da tanti miei bravi colleghi e, più in generale, dai protagonisti della sanità nazionale.”Grazie per la disponibilità, Prof. Cavanna, e anche per l’attività che svolge insieme al suo staff; le siamo riconoscenti per l’impegno e per l’amore che mette nella sua importante professione. Arrivederci a presto, non più tra le corsie del suo reparto, ma sul palco di Rockintrebbia, a Rivergaro, fra qualche giorno, dove avremo, ancora una volta, la conferma di quanto i nostri cittadini siano partecipi e sensibili in tema di solidarietà.
Roberto Rossi
SCHEDA
Da Ferriere alla lotta ai tumori uigi Cavanna è nato in una frazione di Ferriere nel 1953. Si è diplomato al liceo Respighi di Piacenza e poi si è iscritto alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Pavia. Laureato con 110 e lode il 28 luglio del 1978, ha ottenuto le specializzazioni di oncologia, gastroenterologia ed ematologia. Ha effettuato il tirocinio al policlinico San Matteo di Pavia e poi un un breve periodo in un ospedale dell`Alta Valcamonica: nel 1981 è arrivato a Piacenza nell`ospedale civile. Durante gli anni pavesi è stato allievo del professor Edoardo Storti, già medico della Corte Reale d`Inghilterra e dello Scià di Persia Reza Pahlevi. Cavanna si è anche dedicato alla scrittura e alla ricerca. Ha all`attivo oltre 360 pubblicazioni scientifiche, delle quali 112 sono state recensite in tutti questi anni su riviste internazionali. Oggi è primario del reparto di oncoematologia dell`ospedale Guglielmo da Saliceto. Luigi Cavanna è “piacentino benemerito”. Il professor Cavanna è stato insignito dalla Famiglia Piasinteina del prestigioso riconoscimento di “Piacentino Benemerito`” premio riservato ai personaggi di spicco della città. La motivazione: «Un premio per l`alto impegno nella medicina svolto con particolare professionalità e dedizione, manifestando doti umane elevate per l`attenzione e la sensibilità dimostrate per le persone bisognose di cure, onorando così la nostra città».


