Sardegna dalla padella alla brace
Soru o Cappellacci, zuppa o pan bagnato? beh, la scelta è sempre di quale morte è meglio morire...
La padella o la brace?
È questa la scelta che in Sardegna erano chiamati a fare il quasi milione e mezzo di elettori, nei giorni del 15 e 16 febbraio. Confermare il governatore uscente Renato Soru? Colui che ha amministrato la Sardegna negli ultimi anni, con piglio duro e deciso (da sardo doc), ma anche con destrezza (da destra…) e arguzia da imprenditore (italiano). O chiamare alla guida della bella isola un giovane rampante (ma neanche tanto!), nuovo prodotto berlusconiano? Quell’ugo (Cappellacci), un po’ fantozziano, che poggiava il mento sulle spalle del suo capo, nonché presidente del consiglio, che lo ha accompagnato lungo tutte le tappe della campagna elettorale, scandita al ritmo di quello straordinario pezzo musicale che ripete, con delicatezza e discrezione, “meno male che silvio c’è” almeno sei/700 volte.
A chi dare la preferenza? Beh si, assai ardua la scelta, anche se per capi d’imputazione e pendizi con la giustizia vince sempre Lui, l’altro è solo all’inizio, ma la strada intrapresa è comunque quella.
Ebbene, il silvio “meno male che c’è” ha portato in giro, poggiandolo su un trespolo alle sue spalle, l’ugo, raccontandolo come un sano, equilibrato, capace ed appassionato sardo doc, nonché figlio del commercialista che segue i suoi interessi in Sardegna. O forse no, quest’ultimo particolare in campagna elettorale non l’ha ricordato al popolo dei forzisti, ai quali comunque non gliene potrà fregar di meno.
D’altronde è difficile, povero silvio, trovare qualcuno che sia avvocato o commercialista, che non abbia avuto a che fare con Lui. Tuttavia le elezioni sono andate così: quasi il 53% a favore dell’ugo, circa il 44% a favore dell’uscente, ormai dell’uscito, soru. Ma un’altra bella percentuale, oltre il 30%, no no, non ho sbagliato a scrivere, dico e ripeto più del 30%, sono quelli che hanno lasciato decidere ad altri da chi farsi cucinare, se dall’ugo o dal sig. tiscali.
Una popolo smisurato, deluso o mai illuso, ha preferito al seggio elettorale, la passeggiata in spiaggia o l’andar per mirto, oppure il Sant’Elia dove il Cagliari continua ad incantare il sardo sportivo.
Forse si, hanno vinto loro e solo loro, i circa 500mila elettori chiamati a votare che hanno risposto alla chiamata dei politici così: vai avanti tu, cretino!
