Valle della Luna day by day

quattro giorni nell'ultimo paradiso hippy


da giovedì 28 marzo a domenica 1° giugno, in grotta, a vivere con il popolo della Valle della Luna, l'ultimo paradiso hippy. un'esperienza che ha portato a mille riflessioni, giorni vissuti fuori da tutto, dagli schemi preordinati, dal sistema...


Giovedì 28 maggio

Lo zaino più grande è pronto, le ultime cose vanno a riempire quello più piccolo. Credo di aver pensato a tutto per questi tre giorni in valle. Sacco a pelo, una coperta, da mangiare qualche scatoletta di tonno, biscotti ai cereali, cracker, un pò di frutta, miele e poco altro. Poi magliette di cotone, un paio di cambi di intimo, una felpa pesante, una giacca per la pioggia che si prevede abbastanza copiosa in questi prossimi giorni. Prima di chiudere lo zainetto, che imbraccerò davanti, sotto il mento, poggiato sul torace anche per bilanciare il peso, ripongo due libri, il mio quadernetto, due penne Bic nere - fedeli compagne già dai tempo della scuola - e la macchina fotografica, unico strumento tecnologico che mi accompagnerà. Nient’altro, né cellulari, né mp3, né computer, nulla. Mi carico gli zaini e mi incammino. La Valle della Luna è la, il suo richiamo mi è arrivato qualche giorno fa. E io ho risposto. Certo, poteva iniziare meglio, pioggia e vento non è esattamente quello in cui speravo, ma tant’è. Non vado per le spiagge, non sarò là per distendermi al sole. E poi questi erano i giorni che avevo deciso di dedicare alla valle, perciò incurante dell’acqua battente e del vento che soffia forte e trasversale, mi incammino. Dovrò tuttavia trovare una grotta che possa proteggermi da queste intemperie. In valle si vive nelle grotte, anche se alcuni turisti piazzano giù, qua e là, tende di ogni tipo. Non il popolo della valle, quello che vive stabile questo angolo di paradiso. Le loro case sono le grotte. Lungo il sentiero scorre un piccolo rigagnolo che cerco di “costeggiare”. Alla montagna spaccata faccio la prima sosta, già parecchio bagnato, con la giacca che potrà pur essere antivento, ma di certo, visti i risultati, non è antipioggia. Riparto e raggiungo la spiaggia della prima valle. Sulla destra, verso Capo Testa, una grossa conformazione rocciosa cela la quarta e la quinta valle. Sulla sinistra invece il percorso prosegue con un sentiero abbastanza agevole, da superare solo pochi sassoni sui quali bisogna arrampicarsi, per raggiungere la seconda e la terza valle. Per andare poi oltre è necessario scalare alte ed impervie rocce, al di là la sesta e la settima valle. Dopo un’ulteriore breve sosta riparto e supero con difficoltà i sassoni resi scivolosi dalla pioggia. Raggiungo la grotta cosiddetta Belvedere, dove Peter vive ormai da diversi anni, dopo aver lasciato la Germania. Con lui un gruppo di sette otto amici che dalle loro grotte lo hanno raggiunto. Cerco Scooter ma non è con loro. Anche Scooter è tedesco e vive la valle da anni. Avrei chiesto a lui dove potermi sistemare. E’ invece Peppino, un ragazzo sardo che vive a Livorno, qui da circa un mese per restarci fino ad ottobre, che mi indica qualche soluzione. Nel frattempo ha quasi smesso di piovere, ma continua a fare freddo. Un saluto e riparto in cerca della mia grotta. Ne vedo un paio, ma una è troppo addosso al mare, l’altra è troppo piccola e già molto umida. Alla terza decido di fermarmi, almeno per posare le mie cose, e poi mi pare la meno peggio di quelle viste. Mi prendo una mela, cambio maglia e pantaloni ormai fradici, mi rimetto in cammino. Ritorno da Peter e compagnia, due veloci chiacchiere e proseguo. Ritorna a piovere. L’acqua scende ora più forte, fitta e grossa. Mi infilo sotto un sassone, ma non è un granchè come riparo. Lampi che illuminano un cielo nero, tuoni che spaccano il silenzio della pioggia che cade. E che continua a cadere. Ma la valle è sempre splendida… Rimarrò lì sotto più di due ore, forse tre, non posso sapere, anche all’orologio ho rinunciato. In valle non si fissano appuntamenti, non si hanno orari, si va con la luce, oppure, quando c’è… con il sole. Ritorno e il sentiero s’è fatto fiume. Lì dentro cammino, non ho alternative. Raggiungo la mia grotta, ma si è quasi allagata. Per fortuna le mie cose sono poggiate su una cassetta di plastica. Devo trovare qualche altra soluzione. Mi dirigo verso la terza valle e dalla grotta Arcobaleno sento una voce: “hey, vieni…”. Non vedo nulla, dentro è scuro, mi avvicino ed entro. “…mazza che lusso! - penso - una cinque stelle superiore!”. Mimmo, l’anziano della valle mi dice di sedermi, poche chiacchiere, raccoglie la mia inquietudine e mi invita da lui. Non me lo faccio ripetere due volte, corro a prendere le mie cose… ce l’ho fatta! La grotta Arcobaleno è l’unica che può tenere una pioggia come questa. Recupero le mie cose, le sistemo, poi rispondo al desiderio di una cara amica che, in un messaggio del giorno prima di entrare in valle, mi scriveva un sms così: “prendi x me un sassolino e mettilo in grotta, così anch’io sarò lì…”.Mimmo ha quasi sessant’anni, ma ne dimostra un bel po’ di più. Mi dice che ha il padre che è del sud, la madre del nord, lui è del centro. Dal suo romanesco l’avevo intuito. La sua vita l’ha divisa tra la sua città, poi Bologna, l’Umbria, Amsterdam, prima di arrivare qui “dove mi sono fermato – dice – questo posto mi ha stregato”. Mi racconta di sé, alcune metafore per dirmi del suo trascorso anarchico, del suo credo pacifista. E della sua voglia di libertà, ripetuta e rimarcata quasi con ossessione. E penso che, sì, forse a volte la libertà può davvero diventare un ossessione, che la sua estremizzazione conduce al contrario del concetto di vera libertà, finisce per essere una schiavitù. Cala la luce, il giorno sta finendo, scende la sera, poi la notte, la prima notte nella valle. Una candela illumina quanto basta per poter leggere e scrivere qualcosa. Ogni tanto ancora qualche parola, altri concetti, altre metafore. Mimmo mi chiede cosa sto scrivendo, rimango vago. Poi si disquisisce sulla pace e sulla guerra, sul bene e sul male. Spicciole filosofie sulla vita, sull’amicizia e sull’amore, sulla fede e sulle religioni, spicciole, ma ancheno… discorsi un pò scombinati, un pò no. Fuori ancora acqua e vento, mangio un frutto e qualche cracker. Il sacco a pelo poggia su uno strato di gommapiuma assai usurato. Non si è un granchè comodi, ma si dorme sereni.

Venerdì 29 maggio

Albeggia e piove ancora. Non c’è orzo, quindi uno strappo alla regola e mi bevo un caffè con qualche biscotto. La zona cucina andrebbe ordinata, sicuramente pulita. Mi rimetto a leggere, quando all’improvviso un fascio di luce illumina la grotta. Il cielo si è aperto, le nubi diradate. Dal mare si leva un luminoso e bellissimo arcobaleno che s’infrange sulle alte rocce. Che bello il sole! E che favola la valle. Mi guardo attorno, giro e rigiro la testa quasi estasiato. Alla mente ricordo le parole che ho avuto per una ragazza “sei tanto bella - le dissi – nessuna come te… solo tu puoi superarti…”. Vedo la valle e penso la stessa cosa, solo lei può superarsi. Ora la luce del sole rende ancor di più tutta la sua magnificenza. Il giallo e il viola e il blu dei fiori, tutti i verdi dei prati, poi le rocce che disegnano mille forme di oggetti, di visi, di animali. Sotto il mare cristallino, oggi schiumoso perché irrequieto, che sbatte contro gli scogli e sale alto sulla spiaggia. Prendo le mie cose umide e le metto a scaldarsi al sole. Anch’io mi stendo, anch’io ho bisogno di sole. Gli abitanti della valle escono dalle loro grotte e vengono da noi, vengono a salutare Mimmo. Il primo caffè è con Peter e Peppino. Il giorno prima Peter ha avuto una accesa discussione con Mimmo, ora eravamo lì a ridere del racconto che facevano di quel momento, frutto di una banale incomprensione. Ora si avvicina una giovane ragazza che mai si era vista in valle. Si chiama Lucrezia, ha poco più di vent’anni e viene da Torino. Si fermerà in valle qualche giorno con un ragazzo che ci raggiunge di lì a poco. Un buongiorno stile “franscese” è quello che arriva da Raf, che dalla Francia è arrivato da una settimana e si fermerà ancora per circa venti giorni. Birra in mano che sorseggia seduto tra noi, Raf occupa la grotta a fianco della nostra. Alcuni di loro andranno a passeggiare per la valle, un labirinto di rocce, di anfratti e tutt’intorno il verde di una macchia mediterranea bella da paura. Uno scrigno della natura, un gioiello unico, irripetibile. Mi corico sul roccione che sorge davanti alla grotta Arcobaleno. Scrivo, poi smetto e leggo. Poi riprendo di nuovo a scrivere. Trascorrono serenamente le ore e il sole alto dritto in cielo comincia la sua fase calante. Saranno le 16,00 o poco più. Dalla stradina sento una voce che mi saluta, si avvicina, batte cinque poi pugno. E’ Gigi, un amico di tutti nella valle. Ha portato con sé una borsina di plastica con dentro disinfettante, cerotti, garze e quant’altro per poter curare una ferita che Mimmo si è procurato al piede il giorno prima. Gli pulisce il taglio, lo medica e lo fascia. Mi viene appetito, mangio una scatoletta di tonno, qualche cracker, un frutto e, per finire, un buon cucchiaio di miele, la mia medicina preventiva. Si sta bene qui, sembra di essere lontani da ogni cosa. Sarà questo luogo, sarà questa gente, ma è così. Il tempo scorre con il ritmo giusto, né troppo lento, né veloce. Batte il tempo con la giusta frequenza. Difficile da spiegare, difficile da comprendere. Decido di camminare, mi dirigo verso la sesta valle. Da superare alcune grandi rocce, poi un po’ di facile sentiero, poi ancora roccioni. La sera ci troviamo tutti attorno ad un fuoco per una grigliata di carne, procurata da Peppino, altri hanno portato da bere. Qui tutto è di tutti. Chi passa di qui può fermarsi, c’è senz’altro qualcosa anche per lui. Nessuno ti chiede nulla, quel che conta è condividere il tempo, una birra o del vino, un pezzo di carne con del pane, perché come cantava Gaber “la libertà non è uno spazio libero… libertà è partecipazione…”. La sera scorre così, si parla e si ride, si canta e si balla, chi suona la chitarra, chi batte sul tamburo. Piano piano il gruppo si dirada, ognuno si ritira nelle propria grotta. Un’altra bella giornata si è conclusa, serena e spensierata. Mi ritiro anch’io, ma stavolta andrò nella mia piccola grotta.

Sabato 30 maggio

L’indomani il buongiorno mi è dato da un cielo tornato ad essere di nuovo coperto. Mi avvicino all’Arcobaleno, da Mimmo, altri mi hanno già preceduto. Un caffè, qualche biscotto. Conosco Andrea, salito a piedi questa notte da Santa Teresa. Quasi due ore di camminata zaino in spalla. E’ un ragazzo sardo, sulla quarantina, che passerà qui una settimana, per tornare poi a settembre e fermarsi più lungo. Anche lui viene in valle da tanti anni. Poi arriva Scooter con una borsa di viveri per Mimmo. Scooter alla pari di Mimmo, Peter, Gigi e pochi altri sono i più presenti in valle. Scooter è un tedesco, chioma riccia e bionda. Con lui andrò a fare legna per questa sera. Ne avremo bisogno di un bel po’, anche perché si festeggia il compleanno di Luna E’ una ragazza della valle che in stagione ha un banco giù a Santa Teresa, vende abiti indiani e cose del genere. Scooter ha individuato un bancale, ottimo da bruciare, ad una paio di chilometri dalla prima valle, dove faremo il falò, dove festeggeremo Luna. Lo andiamo a recuperare, è pesante e il sentiero non è dei più agevoli. Si devono superare sassi e per ampi tratti dobbiamo procedere dentro un sentiero pieno d’acqua e fanghiglia. Capita quando piove parecchio, come in questi giorni. Lo sforzo è premiato da qualche birra durante le soste. Un cinque e l’ultima birra una volta giunti alla meta. La Valle della Luna si distende su sette valli, così denominate dagli abitanti, dal popolo della valle. La prima, dove mi trovo ora, è quella che si incontra scendendo, dove si adagia una piccola graziosa spiaggetta. Sulla destra una grossa conformazione rocciosa la separa dalla quarta e dalla quinta valle. Sulla sinistra si allunga invece l’altra parte della valle, quella più abitata, con la seconda e la terza valle, facili da raggiungere, mentre per le successive sesta e settima è necessario arrampicarsi per superare grosse rocce, alte e scoscese. Non è un percorso per tutti, quest’ultimo. Quando però decido di andare a vedere oltre quei grossi massi, per andare in visita alla sesta valle, una visione da favola si apre davanti ai miei occhi. Rimango più di qualche minuto seduto, fermo e immobile di fronte a tanta magnificenza. L’acqua si infrange sugli scogli, null’altro si può udire. Il sole riflette nel mare, leggermente increspato. Un gabbiano è poggiato sullo scoglio più alto che si erge dal mare, come una sentinella scruta l’orizzonte. Prendo la macchina, vorrei fotografarlo. Si gira, si mette su un fianco, allarga le ampie ali e decolla. Mi si avvicina, sale alto poi ridiscende a grande velocità. Scatto 15 o 20 immagini, poi si allontana. Lo ringrazio, penso che l’ha fatto per me. La pace che infonde questo angolo di paradiso è una sensazione forse mai provata. Passo qualche ora lì, sento dentro di me la fine, o comunque la tregua, di quei conflitti che da sempre mi accompagnano. Che convivono, con la nostra consapevolezza o no, in ognuno di noi. Mi incammino per tornare nella mia grotta, mi è venuta fame. E poi voglio riposare un po’, stasera si andrà un po’ lunghi, immagino. All’imbrunire la luce della sera dona alla valle, come sempre, un fascino di mistero, di magia. Ad occhi aperti si può sognare. Sono quasi tutti già là quando arrivo alla prima valle. Hanno già cominciato a fare festa. E a mangiare, cose buone preparate da Luna, pasta al forno e diversi dolci. Poi da bere vino, birra, mirto, vodka… Francechina mi allunga una bottiglia dove ha mischiato vino e coca cola, il “calimucho”. La musica è quella di una chitarra, di un mandolino che suona una ragazza spagnola, di un violino, poi un tamburello e non può mancare il pentolone con il quale prima Peter, poi Gigi e poi altri danno il tempo (si fa per dire…). Un po’ di reggae, qualcosa di sudamericano, poi John Lennon, Deep Purple, Rolling Stones, ma anche Branduardi, Bennato, Rino Gaetano. Il tempo scorre, il fuoco continua ad ardere e disegna il profilo delle nostre figure. Qualcuno sdraiato contempla il cielo, ogni tanto una scia luminosa di una stella cadente ne illumina un pezzo. Un desiderio? No, nessuno… o forse uno, che la valle continui a rimanere così com’è.

Domenica 1° giugno

Oggi è l’ultimo giorno. La notte ha portato vento forte, e con sé anche tante nuvole che minacciano pioggia. E’ così da quando sono qua. Confido che anche oggi il sole riuscirà a vincere questa spessa coltre grigia. E ritorni a risplendere, ad illuminare la valle. Questa mattina andrò alla quarta e alla quinta valle, alla tartaruga e al gabbiano. Le zone si identificano anche con la forma delle rocce. Una sciacquata prima di incamminarmi per il sentiero. Anzi, anche il tempo di un frutto e un sorso di succo d’ananas. Una leggera pioggia mi accompagna. Il cielo ogni tanto rischiara. Ma la valle è inalterabile, pioggia o sole, è sempre incantevole. Il sentiero per la quarta valle è abbastanza agevole, solo per pochi tratti si devono arrampicare alcuni roccioni. Lascio Mimmo in grotta, con lui c’è adesso Franceschina e il suo ragazzo, Roberto. Si bevono un caffè. Saluto e vado. Arrivo alla prima valle, ci sono tre tende di gente giunta questa mattina. Il sentiero passa vicino a loro, mi salutano e contraccambio. Alcuni sono spagnoli, altri italiani. Pochi minuti e ho già superato la fila di sassoni oltre i quali si apre la quarta valle. Qualche raggio di sole appare timidamente. E mi pare di essere come dentro ad un dipinto, dove il pittore, con qualche giusta pennellata, mette in risalto i suoi soggetti, li anima, li ravviva. Ora il sole, come il pittore, ha dato luce e risalto alle cose, alla sua tela. Tra alcuni scogli, poco più in là della riva, il relitto di una nave affondata qui, la Adelconcita, negli anni ’80. L’aria si è scaldata, la felpa si è fatta un po’ pesante, la lego in vita e proseguo per la quinta valle. Da lì si vede vicino il faro di Capo Testa. Mi fermo qualche ora, leggo e scrivo. Poi non leggo e non scrivo, non faccio nulla. Seduto a terra, mi prendo le ginocchia tra le braccia e fisso l’orizzonte. Non ho pensieri, nessuna preoccupazione per la testa. Mi sembra strano. E’ l’effetto “Valle della Luna”. Che tra qualche ora lascerò. Prenderò le mie cose, lasciando a Mimmo quello che non ho consumato. Ho trascorso qui giorni indimenticabili, insieme a gente indimenticabile. Pochi giorni, solo quattro, ma che potrebbero essere cento, mille per quello che mi hanno dato. Saluterò Mimmo con un abbraccio forte, e con lui Peter, Gigi, Peppino, Raf, Andrea, Franceschina, Lucrezia, Scooter, tutti quanti. Li saluterò e li ringrazierò per avermi fatto entrare nella loro famiglia come un fratello. Sarà un saluto di gioia perché, si è vero, me ne sto andando, ma ritornerò presto. A settembre sarò di nuovo con loro, insieme a loro. Pugno chiuso, due dita alte, indice e medio, peace&love… grazie fratelli…

Roberto Rossi

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sentieri nella Valle della Luna
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spiaggetta della prima valle
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scorcio della Valle della Luna
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la fontana della Valle della Luna
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