sabato 15 agosto 2020

In pinasse verso Korioumè

un’esperienza unica, inimitabile, la traversata del Niger

In pinasse verso Korioumè
La sensazione è quella di vivere fuori dal corpo, unirsi all’acqua e diventare un solo elemento. Oppure disperdere la propria materia nell’aria e diventare aria. Acqua e aria, gli unici elementi con i quali vivi, ti confronti, dentro un’esperienza unica, inimitabile, la traversata del Niger.
Il giorno precedente abbiamo concluso la trattativa con uno dei tanti proprietari di pinasse, un maliano dalla stritolante stretta di mano, che ci combina un prezzo di favore, secondo lui, per il noleggio dell’imbarcazione. Sono 600mila safà, compresi due uomini dell’equipaggio, uno alla guida, l’altro allo scarico dell’acqua, quella che lascia il motore, forse di raffreddamento, o quella che imbarca forse, dal Niger. Circa 100 euro ci pare un prezzo ragionevole, pertanto accettiamo e siamo qui, nei pressi della barca, di buon ora, secondo l’appuntamento. Dormiremo in tenda per due notti, sulle rive del fiume, mangeremo riso liofilizzato e qualche matoke, che terremo, insieme a tutta l’attrezzatura, nella mitica caisse cuisine. Scivolare lentamente sull’acqua e perdersi nella visione di un orizzonte, nei colori di un tramonto.
Volare sopra ogni cosa, non sentire il peso di nulla, nessun pensiero, nessun qualcosa. Niente.
Poi, d’improvviso, su quel filo di terra che divide l’acqua dal cielo, delle voci, delle piccole braccia che si muovono, che salutano. Piccoli bambini, fanno ciao con la mano, anche i più grandi, anche le mamme, tutti accorrono poi, per salutare il tuo passaggio, che seguono fino a quando si fanno piccoli, sempre di più, fino a sparire, sul filo dell’orizzonte.
Sono piccoli villaggi, antiche etnie, che vivono qui, lungo il corso del fiume, sono bozo, fula, songhai, e anche tuareg. Vivono di pesca, di caccia, si spostano, dove la vita si fa un po’ meno difficile, dove si riesce a sopravvivere forse un po’ di più.
Scenderemo a Niafunkè, un piccolo villaggio, staremo con loro qualche ora, con tanti bambini che corrono verso di noi e ci prendono per mano, la tengono stretta, tanto che non vorresti mai più lasciarla. Ore e ore lungo il fiume, di sopra il cielo. Lo sguardo spazia e si perde nel nulla.
Nella mente gli occhi che hai incontrato, che ti hanno guardato, che ti hanno fatto guardare dentro. Poi le immagini di mille sorrisi, le mani che hanno stretto la tua. E che senti ancora stringere. Sono giorni, questi, di introspezione, di confronto con te stesso, con il tuo mondo, con quello che conosci. E che non capisci, forse perché non ti piace.
Forse perché quello che l’uomo ha costruito non è il mondo che vorresti, non è un mondo giusto…

©Roberto Roby Rossi

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