sabato 15 agosto 2020

Kalil, la nostra guida a Timbuctù

Kalil Baber, un tuareg puro

Kalil, la nostra guida a Timbuctù
Un colore della pelle più chiaro del nero maliano, così sono i tuareg. Kalil Baber è tuareg puro, 28 anni, guida turistica da oltre dieci. È tra le più qualificate e preparate di Timbuctù, si dice in giro, senz’altro è scaltro e assai vispo.
Sono tante, almeno una sessantina, le persone che qui esercitano questa professione, ma nemmeno la metà sono quelle riconosciute da una specie di albo che si può consultare nell’ufficio che sorge nei pressi dell’Hotel Bouctou. “Raggiungo la mia famiglia, nel deserto, a circa 6 ore di cammello da qui, due volte l’anno e mi fermo con loro per circa 3 mesi in tutto, quelli durante i quali di turisti se ne vedono pochi” ci spiega Kalil, in un italiano che ha imparato lavorando.
Anche il francese è un po’ personalizzato, così come l’inglese, per una parlata che diventa un misto di tutto.

Ha quattro fratelli Kalil, e due sorelle “loro hanno deciso di vivere con la famiglia, con mio padre e mia madre, nel deserto” mi racconta seduto sulla sua Dragon, una motocicletta motorizzata KTM 100 di cilindrata, prodotta, probabilmente, solo per il continente africano.
Tuareg significa nomade – riprende Kalil – e quindi il mio popolo, e la mia famiglia, è sempre in spostamento, ci accampiamo per periodi di 5 o 6 mesi, a volte anche più a lungo”. Gli chiedo come fa a sapere dei loro spostamenti e la mia curiosità cade in una risposta tanto ovvia quanto, a mio avviso, aberrante “semplice, abbiamo il cellulare…”.
Fatico ad immaginare un villaggio tuareg, nel bel mezzo del deserto del Sahara, un micropunto blu (lo vedo così) sperduto tra le infinite dune di sabbia che si modificano ogni qualvolta una bufera le solleva, cambiandone la morfologia, che comunica attraverso uno smartphone i suoi spostamenti.
E poi: come spiegherà la posizione? Saranno le stelle il riferimento? O saranno dotati anche di bussola? O di navigatore con coordinate GPRS? Mah! Davvero penso che la tecnologia, in certi casi, sia veramente incompatibile, cellulari e cammelli, infibulazioni e Sms… no, non ce la farò mai!
E mentre gli squilla il moderno Nokia con una suoneria reggae, mi guarda e sorride “c’est travaille” è lavoro, mi dice, concorda una visita guidata per il giorno successivo, ripone l’agghiacciante apparecchio in tasca, si toglie il turbante che si era fatto disordinato e se lo ricompone, scrivendo nell’intreccio il nome di Dio.

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©Roberto Roby Rossi Olbia - Sardegna rssrrt62m02d150b - cronaca@robyrossi.it - cell. 349.8569627 - skype - robyrossi62 - http://facebook.com/robyrobyrossi - twitter - @robyrossirob
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