giovedì 9 aprile 2020
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TTIP - un pericolo per l'intera umanità

un crimine dentro un acronimo

TTIP - un pericolo per l'intera umanità

Il mondo che gestisce la finanza ha trovato nell'uso delle sigle una strategia per operare senza informare, tutte le centinaia di acronimi usati sono a disorientare o, perlomeno, a nascondere ciò che la comunità è bene non sappia. 

Nei primi mesi del 2013 è stato siglato l'impegno tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Europea ad avviare i negoziati per un "Trattato Transatlantico sul Commercio e sugli Investimenti" (TTIP: Transatlantic Trade and Investment Partnership). Si tratta di un accordo volto ad eliminare le 'barriere non tariffarie' che regolano gli scambi tra USA e UE; in altre parole, per eliminare le differenze normative e regolamentari che rendono difficili gli scambi economici, per allargare le opportunità d'investimento e facilitare la partecipazione delle imprese multinazionali agli appalti pubblici. Ne ha parlato Crozza nell'ultima puntata del suo show Il paese delle meraviglie, portando a conoscenza dei più questo grave pericolo. 

Si intravede, all'interno di questo disegno, la tendenza neoliberista a liberare da "lacci e lacciuoli" che ancora 'disturbano' l'iniziativa capitalistica.

Le trattative relative a questo progetto di totale trasformazione di regole e mercato si è svolto nel più assoluto riserbo, se pensiamo che è in atto dal 2013, sottraendo il procedere degli accordi ad ogni forma di dibattito pubblico.

una prima bozza del trattato è stata divulgata all'inizio del 2014; questa contiene l'indicazione delle riforme delle leggi che i singoli Paesi firmatari dovranno adottare per omogeneizzare la regolamentazione di alcuni settori economici portanti, quali in particolare il settore del credito, delle assicurazioni, delle telecomunicazioni e dei servizi postali. Ma i veri punti nodali restano segreti non solo alla gente comune, ma anche ai parlamentari nazionali che finiranno per votarli senza essere a conoscenza di ciò che contiene questo accordo e delle sue vere minacce.

Nel settore alimentare, ad esempio, dove l'Europa in generale ma nello specifico il ns paese adotta leggi a tutela del consumatore per porre sul mercato prodotti sottoposti a lavorazioni e provenienze certe e a garanzia della salute e della qualitaà, il rischio, ma forse la certezza, è quella di rendere facoltativa tale norma. Consideriamo che Negli Stati Uniti non è nemmeno obbligatorio riportare il trattamento con ormoni e antibiotici, tipico degli allevamenti estremamente intensivi americani. Il tutto a discapito non solo del consumatore, ma anche delle piccole imprese italiane del settore.

Secondo Joseph Stiglitz, economista e premio Nobel, negli Stati Uniti e nel mondo continua il dibattito sui nuovi accordi commerciali - come il TPP e il TTIP, rispettivamente con Paesi del Pacifico e tra Usa ed Ue - che nei prossimi anni potrebbero ridisegnare i rapporti di forza tra le potenze globali. Patti che,, sono concepiti per difendere gli interessi dei colossi industriali americani. L'economista esprime il suo punto di vista sulla questione in un editoriale sul Guardian.

"Questi accordi sono definiti accordi di libero scambio; in realtà sono accordi su un mercato controllato, costruiti sugli interessi delle aziende, soprattutto americane e europee. Non si tratta di una collaborazione alla pari: gli Stati Uniti di fatto detteranno i termini. Questi accordi vanno ben oltre il commercio, gli investimenti dei governi e le proprietà intellettuali, imponendo cambiamenti fondamentali alle strutture legali, giudiziarie e regolatorie dei Paesi, senza il contributo o il controllo delle istituzioni democratiche", continua il premio Nobel. "Il vero intento di queste disposizioni è quello di impedire la salute, le politiche ambientali, la sicurezza e, sì, anche i regolamenti finanziari con lo scopo di proteggere l'economia e i cittadini degli Stati Uniti. 

"Le aziende possono far causa ai governi per chiedere l'integrale risarcimento per qualsiasi riduzione dei loro profitti futuri derivanti da cambiamenti normativi", continua Stiglitz facendo qualche esempio - Philip Morris ha fatto causa all'Uruguay e all'Australia per aver fatto mettere avvisi sui pacchetti di sigarette della pericolosità del fumo per la salute". Questi avvisi - dice l'economista - stanno funzionando e facendo diminuire il numero di fumatori e adesso il colosso del tabacco chiede un risarcimento per i mancati profitti. 

"Ed è solo attraverso delle fughe di notizie o parlando con funzionari di governi che sembrano più impegnati nei processi democratici che sappiamo cosa sta succedendo", aggiunge Stiglitz per poi concludere - la domanda è se vogliamo dare ai grandi gruppi la possibilità di usare misure nascoste in quelli che vengono definiti accordi commerciali per decidere come vivremo nel 21esimo secolo. Spero che i cittadini negli Stati Uniti, in Europa e nel Pacifico rispondano con un forte no".


©Roberto Roby Rossi


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