martedì 23 luglio 2024

Covid-19: siamo nelle mani di Geppo

la vera paura corre sulla rete. e non solo...

Covid-19: siamo nelle mani di Geppo
Mi ero ripromesso di non occuparmi di questo caso e di non dedicarci una riga, ma di divertirmi (si fa per dire) leggendo le soluzioni dei soliti tantissimi scienziati tenutari dello scibile umano, dei veri e propri wikipedia in carne ed ossa, fusioni perfette di Eraclito Socrate Plutone Aristotele ovviamente attualizzati da Chomsky e Habermas
Si manifestano soprattutto su quell'infinito contenuto di scemenze che è facebook, attraverso post che sono il prodotto di strampalati copiaincolla o con brevi frasi forti e profonde, rese più significative dallo sfondino che il social offre di default (dalle cacche ai cuoricini). 
Tuttavia questi fenomeni vestiti di giacche e pantaloni nelle cui tasche risiedono le soluzioni ad ogni problema, dall'economia al calcio, dalla sanità alla politica a qualunque altro aspetto appartenente al mondo umano e non, trovano spesso strade spianate dagli avvenimenti che quotidianamente entrano nelle nostre case e che non trovano compattezza in coloro che sono chiamati a gestirle, dai governi agli organi di stampa e di comunicazione in primis. 
Ed il coronavirus è forse l'esempio più calzante, oltre che, ahimè, il più attuale. 



Ministri che oscillano fra l’allarmismo più sfrenato a messaggi tranquillizzanti e rincuoranti, mentre l’Oms lo rappresentava come la maggiore emergenza mondiale, superiore al terrorismo, di epidemia epocale e globale, per poi fare uno, due e tre passi indietro perchè l'economia aveva iniziato a dare segnali che potevano essere ancor più (?) gravi delle conseguenze sanitarie. 
Si inizia con la chiusura dei voli da e per la Cina con dichiarazione che escono dal Ministero della Salute che parla di emergenza semestrale e di trattamento dell’epidemia come ai tempi del colera del 1973. Il presidente del Consiglio che semplifica il contagio responsabilizzando l’ospedale di Codogno poichè non avrebbe rispettato i protocolli (grave dichiarazione priva di alcun fondamento e comunque di non sua diretta competenza). 
Il presidente della Regione Lombardia che, in preda a dipendenza da videoselfie, diffonde un messaggio nel corso del quale cerca goffamente di indossare la mascherina (diventata da subito, per tutti, l'oggetto del desiderio) evidenziando l'incapacità che, paradossalmente, pagherà in seguito rimanendo positivo al virus (a volte la realtà supera il teatro!). 


Ad arricchire questa ondata di incontrollata improvvisazione non poteva mancare il borioso Burioni che attacca la primaria dell'ospedale Sacco (definendola con lo stile che lo contraddistingue “la signora del sacco") perchè a suo parere il livello di allarme che si era diffuso era esagerato... 
E poi... scopriamo la crudeltà dei muri. Abbiamo capito cosa significa essere respinti, che è indegno, ingiusto e incivile, anche se non eravamo alla ricerca di cibo o acqua o vita, ma più banalmente di spiagge bianche e mare cristallino (vedi turisti lombardi e veneti rimandati a casa dal Madagascar). 

L'informazione ha fatto poi la sua parte. E come spesso capita, uscendo fuori dai canoni del buon senso. Ovviamente la tv delle durso e simili hanno cavalcato l'evento, nei loro pessimi talk show, con la classica spettacolarizzazione da “audience prima di tutto”, mentre sulla carta stampata i giornalai pagati dalla politica facevano tutto fuorchè il lavoro di cronisti, per compiacere i loro padroni e assicurarsi la pagnotta. 

Alla fine si tira una riga, si sommano le varie componenti e il risultato non può che essere uno: stato di paura. Incertezze, contraddizioni, numeri di contagiati e di morti che aumenta, previsioni catastrofiche e retromarce inquietanti, titoli di giornali a piena pagina, programmi televisivi monotematici. Poi arrivano i falchi, i “senza dignità”. Stavolta non indossano felpe geografiche, ma hanno la stessa faccia che da troppo tempo conosciamo, quella degli sciacalli. Facce di chi ha sempre puntato il dito contro il nemico di turno per il solo, unico, vile scopo di accaparrarsi il consenso di chi ha ridotte capacità di valutazione e che trova rifugio in chi promette la risoluzione dei suoi problemi. 



La domanda al perchè di tanta paura, forse, risale lì. La paura, come in questo caso, che diventa psicosi, non può essere attribuita al semplice caso. 
Forse ha un'origine, sicuramente ha un'origine. Ricordiamoci della “spagnola” che nel 1919 produsse oltre 20 milioni di morti nel mondo di cui 375mila solo in Italia ed infettò circa un terzo della popolazione del pianeta. Fu il flagello più grave dell'umanità e durò per circa due anni. Non c'erano tante ricerche, tanta tecnologia, tanta scienza da mettere in campo. Scomparve così come era arrivata, verso la fine del 1920, per una mutazione del virus e per l'effetto di cure più efficaci, probabilmente. Si usciva da poco da una grande guerra e se ne stava avvicinando un'altra, voluta da un pazzo che voleva essere l'uomo solo al comando del mondo. 
Poi dal dopoguerra ad oggi tanti eventi, nessuno così devastante, seppur importanti, ma per conseguenze e pericolosità lontani da quelli. Eppure due aerei che solcano il cielo e vanno ad infrangersi contro due grattacieli, bombe che esplodono sotto qualche metropolitana, neri o marroncini che varcano un confine per cercare pace e vita, sono ogni volta, matematicamente, il terrore e l'angoscia, capaci di generare una psicosi collettiva. 



La risposta alla domanda del perchè di tutto questo non sono da ricercare in formule scientifiche, ma più semplicemente nella bassezza umana di chi usa questo strumento, la paura, per elevarsi al dio risolutore del male. 

Una società che ha attraversato guerre e vere pandemie trasformandosi in una società di cresciute possibilità, di benessere, di diritti, e volta verso un costante sviluppo sociale ed economico, nutre in sé, istintivamente, una sorta di protezione di quanto conquistato. 
L'avvento della globalizzazione e del consumismo più sfrenato hanno ancor più sviluppato questo senso di proprietà, di dipendenza dall'avere. Abbiamo trasferito sui nostri figli, noi generazione dell'immediato dopoguerra, un insano senso del riscatto, fatto di matieralità, di “cose”, di oggetti, preferiti sui valori della conoscenza, della cultura, della socializzazione. 

Preservare quanto conquistato, la propria piccola ricchezza, il lusso e le possibilità, sta al primo posto della scaletta delle nostre priorità. Giusto? Forse si, ma il punto non è questo, se giusto o sbagliato. Il punto è cosa e quanto siamo in grado di mettere in gioco per tutelare questa “ricchezza” materiale. La risposta è: tutto. Ed è su questo che giocano coloro che muovono i fili della nostra esistenza, spendendo a piene mani rassicurazioni sempre meno realizzabili. 

Si è così entrati in un circolo vizioso di una società che chiede sempre maggiore sicurezza ed una classe politica senza dignità, capace di promettere e di esaudire tale bisogno con formule magiche, strategie fantastiche, oggi raccontate anche attraverso videoselfie. 

Formule e strategie che non rimuovono le cause reali delle minacce, ma propongono la soluzione più semplice ed immediata, come aumentare le pene, dotarsi di armi stile giustiziere della notte, fermare l’immigrazione con il blocco navale o alzando muri ed altre simili genialità, di fatto totalmente inefficaci dal punto di vista reale, ma più efficaci a livello mediatico. 
E chi promette l'impossibile lo fa in piena coscienza, mente sapendo di mentire, giocando sulla pelle della gente, sulla vita delle persone, le stesse che affidano il loro futuro nella mani di questi sciacalli. 


Sciacalli che assicurano misure contro il terrorismo, la crisi finanziaria, la delinquenza,  l'immigrazione di massa, le epidemie ed ogni altro pericolo, mentre viaggiano a braccetto proprio con loro, mantenendo inalterato questo stato di cose, proprio perchè è grazie a queste paure che proteggono il loro predellino di potere. 

Non voglio spendere una parola sul Covid-19 perchè non ne ho competenza. Non voglio spendere una parola sulle strategie messe in atto, perchè no ne ho conoscenza. Non so se stanno operando bene o male. Non so quali errori e non so quali meriti. So di non potermi esprimere con cognizione e criterio. Tantissimi altri sanno tutto, Beati loro. Li leggo, sorrido, provo pena. Per quanto mi riguarda farò ciò che raccomandano i medici, e cioè: 

  • Lavarsi spesso le mani
  • Evitare luoghi affollati
  • Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
  • Evitare abbracci e strette di mano
  • Nei contatti sociali mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro
  • Starnutire e/o tossire in un fazzoletto usa e getta, evitando il contatto delle mani 
  • Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce
  • Evitare l'uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l'attività sportiva
  • Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani
  • Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico
  • Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
  • Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate
  • Rispettare le indicazioni di spostamenti nelle zone rosse e gialle

Poi per il resto siamo nelle mani di Geppo, il diavoletto buono. 

©Roby Rossi


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©Roberto Roby Rossi Olbia - Sardegna rssrrt62m02d150b - cronaca@robyrossi.it - cell. 349.8569627 - skype - robyrossi62 - http://facebook.com/robyrobyrossi - twitter - @robyrossirob
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