martedì 19 giugno 2018
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Salvini premier seconder e terzer

il nuovo salvatore della patria

Salvini premier seconder e terzer
E così ecco arrivato il nuovo salvatore della patria. Arriva grazie all'accordo con i M5S, arriva dopo il giustizialista Di Pietro, dopo il tuttiricchi berlusca, dopo il rottamatore Renzi, in una frana che, governo dopo governo, è diventata sempre più devastante, in una tragicomica le cui comparse, il popolo italiano, è come sempre vittima sacrificale. Lui arriva con un modesto 17%, in un turno elettorale che ha registrato il più basso numero di votanti di sempre, il 72,9%. Per la precisione: 46.605.046 gli aventi diritto al voto, 33.978.719 coloro che si sono recati alle urne; 350mila schede tornate bianche e oltre un milione quelle annullate, per cui il totale di chi non ha sostenuto nessuno dei candidati sono oltre 13 milioni di italiani chiamati al voto. Questo per capire meglio il 17% di Salvini, come anche, ovviamente, le percentuali conquistate dagli altri partiti. Va anche detto che quel 17% è frutto di un’alleanza di centrodestra, di un programma venduto agli elettori, di un possibile governo che era stato pensato e raccontato agli italiani dal trio Salvini/Berlusconi/Meloni.  
Ora, che si possa estrapolare un terzo del prodotto SBM ed innestarlo nel prodotto M5S, è opera di grande fantasia scientifica, magari anche originale e curiosa, ma il risultato non può che essere preoccupante, data anche la totale naturale incompatibilità. Ma tant’è. 
Oggi le cronache raccontano di un vicepremier che è anche premier e leader di un governo che, della “voce grossa”, fa la sua forza. 
La voce grossa, la sua, mentre gli altri suoi annaspano tra il basito e il finto disinvolto, con affermazioni che attestano tutta l’inconsistenza di una vera sintonia, di un minimo di intesa, di uno stordimento generale. Un vicepremier che scavalca il suo stesso governo, che prende decisione dovute ad un altro ministro, che blocca navi, che chiude porti, che fa campagna elettorale da buon segretario di partito, che mette tutti all’angolo con semplici ed inesorabili dati di fatto. 
D’altronde è la sua politica, questa. Fatta di prepotenza, di esclusione, di forza. Una politica che si esprime nella sua versione più becera, dove il dialogo non esiste, il confronto è negato, la mediazione è tabù. 
Che però produce consensi su consensi, perchè tanti italiani vogliono questo, e non solo il puro leghista salviniano destroide: ruspe, respingimenti, muri. 
La pratica della paura, del nemico, dell’invasore. Era così con il suo predecessore Bossi, è così ora. C’erano i terun prima, ci sono i negher adesso. Sempre un nemico serve, sempre un bersaglio, sempre il più debole. Vigliaccheria allo stato naturale, brutale, tribale. 
E così cresceva la Lega nord di Bossi, così cresce la Lega (senza nord) di Salvini. Questo vuole l’italiano. E lo leggi sui social, ma non solo. Anche sui giornali e nei talk plaudono questo nuovo salvatore, pronti a salire come mercenari sul carro del vincitore. Quello di turno, prima quando era Bossi, poi Berlusconi, poi Prodi, fino addirittura sul carro di Renzi, questi scienziati delle parole hanno cavalcato. Ora è la volta di Salvini. Che chiude i porti italiani per i quasi 700 disperati di turno, mentre si aprono altri attracchi poco più in là, in Spagna. E gli scienziati che lo eleggono a vincitore. 
L’Europa nel frattempo sta lì, aspetta, guarda, scruta, seduta sulla sponda del fiume, pacifica in attesa del cadavere che, di qui a poco, passerà galleggiando in tutta la sua boria. 
Si, perchè se non sarà la stessa Italia e il suo popolo a capire per tempo, così confuso e stordito, sarà proprio lei, l’Europa, che sarà chiamata a ripristinare l’ordine e a riportare sulla retta via, quella indicata dalla finanza mondiale, il nostro governucolo.  
E non sarà un bene, perchè qualche pecunia sarà da pagare. E saranno i soliti noti a doverla pagare, quelli che adesso stanno con le mani tese verso il salvatore in attesa del minimo di cittadinanza, della flat tax e di un lavoro dignitoso che finalmente non andrà più nelle mani dei clandestini o dei migranti economici. 
A pagare saranno sempre i soliti noti, noi, i migranti cerebrali. 

©Roberto Roby Rossi
 

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