martedì 20 agosto 2019
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Il Bambino con la pagella

un migrante in meno vero? 14 anni e l'orgoglio di una bella pagella

Il Bambino con la pagella
Voleva un futuro, voleva credere che la vita non era quella là, tra fame e guerra, morte e disperazione. Voleva arrivare in Europa, come tanti altri suoi conterranei, colpevoli di essere nati dove la prepotenza di alcuni toglieva dignità e possibilità. Un luogo bellissimo, una terra che si fa amare, una terra che per alcuni, invece, è da conquistare, da depredare. Criminali tossicodipendenti, la cui droga è la ricchezza, il potere, che non basta mai, che cresce ma non è mai sufficiente, ne serve sempre di più. Perchè qualcun altro ne ha di più, e allora ne serve ancora, e ancora, e ancora.

Questa è la storia di un bambino e di una pagella. La sua pagella. Quella di cui andava fiero perchè testimoniava la sua buona volontà, la sua capacità di apprendimento, la sua voglia di conoscere, di studiare, di capire. Lui è stato recuperato un giorno, un maledetto giorno in cui il suo sogno naufragò, inghiottito dalle acque di quel mare che lo divideva dal suo sogno, dal suo futuro. 
Quel futuro che gli era stato negato, da subito, dalla sua nascita. Perchè lui aveva la colpa di essere nato in un bellissimo paese, in un ricchissimo paese, grazie alle sue miniere, al suo sottosuolo. Un paese così tanto ricco che doveva essere depredato, saccheggiato, violentato. Il suo paese era diventato terra di conquista, le sue genti erano diventati schiavi. E lui veniva concepito lì, tra sfruttati e sfruttatori, dove i primi moivano di fame, gli altri gettavano al fuoco il cibo in eccesso. 
Questo bambino scappava dalla tirannia, volava verso il suo domani, Con sè la sua pagella di cui andava orgoglioso, fiero, che teneva nascosta perchè rappresentava il suo biglietto da visita alla gente che avrebbe incontrato, a quelle brave persone che lo avrebbero accolto e aiutato nella sua nuova vita, quella dovuta a qualunque essere umano, una vita che comprende amicizia, solidarietà, pace. 

Cristina Cattaneo, anatomopatologa, dal 2013 è impegnata in un progetto pilota che ha l’obiettivo di identificare le vittime dei naufragi nel Mediterraneo. Un progetto che si rivela una necessità, considerato l'enorme numero di migranti che muoiono ogni anno nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa. UNHCR ha calcolato che nel 2018 hanno perso la vita nel Mediterraneo più di 2000 persone.
Cristina ha conosciuto tante storie, ha visto tante vite spezzate, alcune le ha narrate nel suo libro Naufraghi senza volto. Una di queste storie parla di un bambino di 14 anni originario del Mali che è morto in un naufragio. Il suo corpo con la pagella cucita dentro i vestiti è stato recuperato dopo un anno.

la storia è questa...

Un giorno Cristina riceve il corpo di un migrante. E' subito chiaro che doveva trattarsi di un ragazzino, così esile e di piccola statura. Spesso accade che i migranti deceduti e recuperati vengano trovati con alcuni documenti cuciti nei vestiti, denaro, sacchetti con dentro la terra del loro Paese d’origine, tessere che dimostrano che sono donatori di sangue. Tutti ben cuciti all’interno dei vestiti perchè possano non essere trovati, perchè nessuno glieli porti via. 

Mai era capitato, però, di trovare una pagella. Cristina con la pagella in mano non ha potuto fare a meno di riflettere, di pensare: “con quali aspettative questo giovane adolescente del Mali aveva con tanta cura nascosto un documento così prezioso per il suo futuro, che mostrava i suoi sforzi, le sue capacità nello studio, e che pensava gli avrebbe aperto chissà quali porte di una scuola italiana o europea, ormai ridotto a poche pagine scolorite intrise di acqua marcia?“.

Senz'altro questo piccolo ragazzino aveva la speranza che con la sua pagella poteva essere accolto tra le braccia di gente perbene, che lo avrebbe aiutato a crescere e a studiare, a diplomarsi o a laurearsi, ad imparare un mestiere, per poter essere a sua volta d'aiuto alla crescita del paese che lo aveva accolto e, magari, a tutti quelli che, come lui, aveva sofferto la fame, aveva conosciuto la guerra, era fuggito dalla miseria e dalla morte. Senz'altro non credeva che, arrivato in Europa, lo avessero accusato di rubare il lavoro di qualcun’altro, che veniva qui a vivere “la pacchia” a spese dei contribuenti. O magari aveva conservato la sua pagella con la speranza di poter dimostrare con i suoi bei voti che era venuto solo per studiare e che le capacità per farlo le aveva tutte. Oppure l’aveva custodita con la semplice speranza di non essere trattato come un criminale e di non sentirsi dire di dover tornare in Mali, dove i jihadisti tenevano sotto scacco il nord del Paese e compivano attentati al sud per diffondere la propria egemonia col sangue. 





Voleva arrivare in Europa, come tanti altri suoi conterranei, come tante altre persone. Ma a differenza degli altri, questo migrante 14enne originario del Mali ci teneva a dimostrare a tutti quanto fosse bravo a scuola. La dottoressa Cristina Cattaneo ha recuperato i suoi resti e ha scoperto la pagella cucita dentro le sue tasche e, con questa, la storia di un ragazzino che viaggiava verso l’Europa pieno di speranze, prima di morire in un naufragio nel 2015. La sua storia è stata omaggiata anche con una vignetta dal fumettista Makkox su Il Foglio. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo dal 2013 si occupa con altri colleghi di un progetto pilota che ha l’obiettivo di identificare le vittime dei naufragi nel Mediterraneo. Un progetto che si rivela una necessità, considerato il grandissimo numero di migranti che muoiono ogni anno nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa. UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha calcolato che solo nel 2018 (il report è datato 6 novembre) hanno perso la vita nel Mediterraneo più di 2000 persone. Tante delle esperienze che la dottoressa Cattaneo ha vissuto in questi anni di lavoro le ha narrate nel suo libro Naufraghi senza volto. Proprio una di queste storie racconta di un migrante 14enne originario del Mali che è morto in un naufragio il 18 aprile 2015. Con lui, quel giorno, morirono approssimativamente altre mille persone, 528 recuperate dalla dottoressa Cattaneo e dai suoi colleghi. Il suo corpo con la pagella cucita dentro i vestiti è stato recuperato dopo un anno. La storia del migrante 14enne e della sua pagella Quando la dottoressa Cattaneo vide i resti del piccolo migrante, uno dei tanti abbandonati in mare, portato a galla ormai morto, si resero subito conto che doveva trattarsi di un ragazzino di 14 anni.. Come ha raccontato la dottoressa, spesso accade che i migranti deceduti e recuperati da loro vengano trovati con dei documenti per loro importanti cuciti nei vestiti, come denaro, sacchetti con dentro la terra del loro Paese d’origine, tessere che dimostrano che sono donatori di sangue. Tutti questi documenti rigorosamente cuciti all’interno dei vestiti in modo che nessuno glieli possa portare via, glieli possa rubare. Mai, però, era capitato alla dottoressa e ai suoi colleghi di trovare una pagella. La dottoressa e i suoi con la pagella in mano non hanno potuto fare a meno di riflettere, come ha raccontato al Corriere della sera: “Pensammo tutti la stessa cosa, ne sono sicura: con quali aspettative questo giovane adolescente del Mali aveva con tanta cura nascosto un documento così prezioso per il suo futuro, che mostrava i suoi sforzi, le sue capacità nello studio, e che pensava gli avrebbe aperto chissà quali porte di una scuola italiana o europea, ormai ridotto a poche pagine scolorite intrise di acqua marcia?“. Verrebbe da riflettere e poi rispondere che magari il giovanissimo migrante nutrisse più che l’aspettativa, la speranza, forse, che nessuno gli dicesse che veniva in Europa a rubare il lavoro di qualcun’altro, oppure che veniva qui a vivere “la pacchia” a spese dei contribuenti. O magari aveva conservato la sua pagella con la speranza di poter dimostrare con i suoi bei voti che era venuto solo per studiare e che le capacità per farlo le aveva tutte. Oppure, infine, l’aveva custodita con la semplice speranza di non essere trattato come un criminale e di non sentirsi dire di dover tornare in Mali, dove nel 2015, ma ancora oggi la situazione non è affatto migliorata, i jihadisti tenevano sotto scacco il nord del Paese e compivano attentati al sud per diffondere la propria egemonia col sangue. O forse tutto quello cui andava incontro non lo sapeva e, alla fine, non lo saprà mai, forse, per fortuna.

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©Roberto Roby Rossi Olbia - Sardegna rssrrt62m02d150b - cronaca@robyrossi.it - cell. 349.8569627 - skype - robyrossi62 - http://facebook.com/robyrobyrossi - twitter - @robyrossirob
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