venerdì 6 dicembre 2019
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storia di due donne e di un voto che manca

per non essere complici di questa follia

storia di due donne e di un voto che manca
E' laureata, è colta, è donna, è madre. Lavora al Tribunale di Agrigento dal 2011, dopo aver trascorso qualche anno di servizio a Caltanissetta ed aver ricoperto la carica di Presidente dell’Associazione nazionale magistrati. In qualità di gip è chiamata a decidere, a sentenziare,  
Lei si chiama Alessandra Vella ed opera ad Agrigento, laddove il ministro alzamuri bloccaporti fino a qualche anno fa vedeva il male dell'Italia. 
Alessandra Vella è colei che, nella facoltà delle sue funzioni, ha rilasciato la comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, annullando la misura cautelare dell’arresto, decisa inizialmente nei suoi confronti. 

Ed è stato un grande smacco per il ministro respingitore, come anche per i suoi fans (abbreviazione di fan schifo). 
Da questo momento, Alessandra Vella, deve rassegnarsi, il suo destino è segnato. Macchiata vita natural durante per l'inaccettabile colpa di non aver convalidato l’arresto di Carola Rackete, la capitana che ha navigato per 16 giorni in mare, a 40 gradi di temperatura, sotto un sole battente per oltre 15 ore al giorno, mentre per le altre restanti ore notturne in condizioni che solo chi conosce la vita di mare sa quali siano. 
Un braccio di ferro che ha visto da una parte il ministro capitone fermo sulle sue posizioni, spiegate negli innumerevoli videoselfie con il suo faccione in primo piano, dall'altra parte un pugno di persone richiedenti asilo (immigrati? irregolari? clandestini? fuggiaschi?) ad un minuto dal porto di Lampedusa che appariva lì, che pareva loro poterlo toccare allungando una mano. 

In fondo, questa, è anche la storia di due donne

Una è Carola Rackete, colei che ha disubbidito agli ordini imposti dal ministro cervellofelpato, forte della legge del mare che impone di mettere in salvo, nel porto sicuro più vicino, chiunque si trovi in pericolo.
Colei che ha portato in salvo un pugno di migranti a Lampedusa e che non li ha portati in Olanda, in Germania, a Malta, in Tunisia, in Libia, comunque “fora di ball”.  

L'altra è Alessandra Vella, gip del Tribunale di Agrigento, che verrà ricordata dai fans (fan schifo) salviniani, per non aver aperto le porte della galera a Carola Rackete. Il gip Alessandra Vella ha escluso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenuto che il reato di resistenza a pubblico ufficiale non debba essere contestato a Rackete per via di una “scriminante”, cioè “l’adempimento di un dovere”: quello di portare al sicuro il prima possibile i richiedenti asilo soccorsi in mare, come prevedono le norme del diritto marittimo.

La vicenda è nota a tutti, è stata seguita dalle emittenti televisive e radiofoniche, raccontata su ogni quotidiano e magazine, riempito i social. E qui, sui social, dove ognuno si sveste della maschera che porta ogni giorno, si è scatenato l'inferno. 
I fans (fan schifo) salviniani inneggiavano alla galera, a quel giustizialismo a senso unico che colpisce chi non è fans salviniano, che possano essere pidioti, berlusconiani, sinistroidi, buonisti e anche chi non appartiene a nessuna posizione ma è contrario al loro idolo indeFesso. Si salvano i meloniani Fratelli d'Italia e di ndrangheta (vedi presidente consiglio comunale di Piacenza) e i testarasati casapoundisti, vale a dire quelli con cui c'è perfetta aderenza di metodi e pensieri, nostalgici fascisti che ai libri di storia hanno preferito altre letture (per chi sa leggere), quali kriminal, diabolik, geppo il diavolo buono, i fantastici quattro, le ore, cronaca vera, sorrisi & canzoni, l'uomo vogue... 

Questa schiera di geni hanno preso d'assalto tutti i social network e hanno invaso di insulti e minacce lei, Alessandra Vella, rea di non aver convalidato l’arresto a Carola Rackete. Termini indicibili, offese che hanno abbracciato il genere femminile per intero, minacce alla persona, è stata la risposta del popolo salviniAno. Un livello di furia e di aggressione che ha costretto Alessandra Vella a cancellare il suo profilo Facebook per fermare gli haters (leggi imbecilli, razzisti, ignoranti). 


Anche i fans (fan schifo) che hanno atteso al porto lo sbarco di Carola Rackete non hanno voluto essere da meno, per cui le hanno riservato delicate affermazioni e qualche augurio, come “spero che ti violentino sti negri”. A seguire puttana, troia, merda, zingara, cornuta, tossica ed altre espressioni che solo un certo popolo può vomitare verso una persona, verso una donna. 
Ma il ministro mononeurone poteva mancare? Certo che no, quindi, oltre a condannare con quel sarcasmo che è dovuto, ovviamente, ad un rappresentante istituzionale di un paese, ha chiesto se la Vella “non aveva per caso bevuto un bicchiere di vino, magari con la capitana...”.
Altri insulti sono stati riservati ai rappresentanti politici saliti a bordo della Sea Watch per portare solidarietà, per dare dimostrazione che il nostro paese non è razzista, non è leghista, non è fascista. Si, ci sono anche loro, ma sono una grande minoranza. E bisogna tenerla sotto osservazione, come si fa con le persona malate, afflitte da qualche disturbo mentale. Alla discesa dalla nave dell'ONG i vari Del Rio, Fratoianni, Orfini e altri sono stati accolti con  vari epiteti e con un altro augurio che dire sessista non rende a sufficienza: “dovrebbero stuprare le vostre mogli sti negri”. 
Insomma, è la storia di due donne, questa. Ma è anche la sintesi di come le donne, per una certa frangia di persone, sono ancora viste e considerate: puttane da stuprare. E, nel caso, anche per colpe dei mariti. 

Fanpage ha ripreso e pubblicato un video che testimonia l'odio di certe persone, di una precisa appartenenza. Un odio che genera violenza, che sfocia in una guerra, a volte verbale, altre volte fisica. E che hanno come bersaglio gli altri, dagli extracomunitari ai disabili, dagli omosessuali ai disagiati, spesso anche le donne se si vestono in modi che possono solleticare i prudori di noi ometti. Tutti coloro che, comunque, sono considerati diversi o provocanti. 

E' una politica pericolosa questa, una politica già vista, vissuta, sofferta. Che ha seminato disgrazie e distruzione. Che speravamo morta e sepolta. Invece no, è una politica che qualcuno ha voluto riesumare. Perchè? perchè chi la persegue paga, e paga bene. E subito. Una politica che crea divisioni, fondata sulla paura. Paura degli altri, del diverso, del futuro. Una politica che ti chiude in casa. Che ti instupidisce, che ti manovra con grande facilità. Attenzione, è un errore grave sottovalutarla. Forse ci penserà l'Europa se non lo capiamo noi. Questa penosa Europa, che ha altri disegni. Di una dipendenza diversa, di un consumismo sfrenato, di un capitalismo sbagliato. Per questo conviene arrivarci noi, per primi. 
Per questo è bene aprire gli occhi. E lo dico a me per primo. E' ora di tornare a votare. Anche, e soprattutto, chi non l'ha più fatto perchè non vedeva nulla di buono dietro quei simboli. Ora si deve votare perchè dietro uno di quei simboli si nasconde il peggiore dei nostri incubi. Una storia che sta per tornare. Una storia che puzza di repressione e di oppressione. Dietro un simbolo verde speranza si cela un nero mortale. E' ora di votare. Quel 50% che si è stancato perchè sono tutti uguali è chiamato, oggi, al voto più importante. 
Un voto contro la follia. 
Ad cazzum

®Roberto Roby Rossi



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