venerdì 6 dicembre 2019
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Enzo Tortora... trent’anni fa

il 15 settembre 1986 ritorna cittadino libero

Enzo Tortora... trent’anni fa
Trent’anni fa, Il 15 settembre 1986, Enzo Tortora venne assolto con formula piena dalla Corte d'appello di Napoli dall’infamante accusa di associazione mafiosa e traffico di droga. I suoi accusatori, pentiti e quindi criminali che al momento stavano scontando anni di galera, come Pasquale Barra che uccise un suo compagno di cella per poi strappargli il cuore ed azzannarlo, per questo detto “o animale”, o come Giovanni Melluso, Giovanni Pandico o altri squallidi personaggi in cerca di visibilià a tutti i costi, come quel misero Giuseppe Margutti, pittore già reo di false testimonianze ed altri reati, vennero sbugiardati e dichiarati totalmente inaffidabili.
Enzo Tortora veniva arrestato il 16 giugno 1983 con un’azione di tipo mediatico senza precedenti per un uomo di spettacolo quale era. Prima di trasferirlo in carcere i carabinieri lo ammanettarono come il più pericoloso dei criminali, costruendo attorno all’evento una scenografia degna di un film di Scorsese, con una sorta di passerella nel mezzo di fotografi ed operatori televisivi chiamati a carpirne ogni sua espressione, per girarla ai quei giornali e programmi televisivi che daranno seguito alla più crudele e vergognosa campagna di demonizzazione e di enfatizzazione a scopi meramente lucrosi e di protagonismo.

Quelle scene incollarono allo schermo milioni di italiani che vedevano, nel più assoluto sbigottimento, uno tra i volti più noti ed amati della tv popolare, venire ammanettato ed essere condotto in carcere da impavide forze dell’ordine in rigoroso rispetto del proprio dovere.
Enzo Tortora diventerà protagonista di un caso-simbolo della malagiustizia italiana e solcherà un netto confine tra innocentisti e forcaioli. Enzo Tortora era un presentatore televisivo molto noto, molto quotato, un “conduttore da 28 milioni di telespettatori” si diceva. Incarnava un certo perbenismo borghese e faceva un uso piuttosto lacrimevole di quel potente mezzo di comunicazione e rincoglionimento che è la Tv.
Nel giro di u nonnulla dalle stelle, quindi, alle stalle, come si sul dire, schiacciato in un tritacarne allestito dalla procura di Napoli sulla base di un manipolo di loschi personaggi e viscidi pentiti che presero ad accusare di reati ignobili lui, Enzo Tortora, che con il suo aspetto così semplice e “buono”, perfetto per la tv generalista, sembrava lontana anni luce da quali ambienti. Oppure proprio per quella faccia così, era l’esatto criminale che l’avrebbe sempre fatta franca, versione dei forcaioli.
Quell’operazione porterà nel tritacarne di una giustizia, perlomeno sommaria, altre 855 persone, prima che l’inchiesta si sgonfiasse come un palloncino.

Enzo Tortora non è mai stato risarcito, né quando era in vita, né dopo la sua morte. La lezione che lascia a questo paese è quella di considerare la giustizia non come un caso personale ma come un caso che riguarda tutti noi. La sua storia è stata simbolo per battaglie politiche condotto dal partito dei Radicali Italiani, al quale dedicò il suo impegno politico.  Quello che è capitato a lui la mattina del 17 giugno del 1983 ancora oggi, purtroppo, potrebbe davvero capitare ad un cittadino qualsiasi. Nel suo caso l'aggravante era quello di essere un volto famoso, di chiamarsi Enzo Tortora, di essere un personaggio televisivo estremamente popolare e seguito.
Enzo Tortora è l'emblema di un modo sbagliato di amministrare la giustizia, il suo caso è l’esempio della peggiore faccia del giornalismo e dell’informazione.

Enzo Tortora ci lascia un esempio di professionismo molto alto nel suo lavoro e una grande correttezza anche nell'affrontare la condizione che poi l'ha ucciso.
Oggi, trent’anni dopo quel giorno che lo riportò ad essere cittadino libero, la giustizia continua la sua azione di potere, a protezione di una classe politica e di un mondo finanziario che produce povertà e disgregazione.
L’informazione e i suoi uomini, al soldo di questo sistema malavitoso e dominante, offre il proprio potere allo scopo di modellare una società sempre più debole ed ignorante.
E poi c'è anche chi, da disobbediente, svolge lo splendido mestiere della scrittura, del comunicare, dell'informare. Liberamente.
Il video che segue è un'intervista del più grande dei giornalisti italiani, a mio parere, ovviamente allontanato nel 2002 con il famoso "editto bulgaro" dell'allora presidente del consiglio taldeitali.

©Roberto Roby Rossi



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