martedì 20 agosto 2019

Valle della Luna - venerdì

albeggia, fuori piove ancora...

Valle della Luna - venerdì
Albeggia e piove ancora. Non c’è orzo, quindi uno strappo alla regola e mi bevo un caffè con qualche biscotto. La zona cucina andrebbe ordinata, sicuramente pulita. Mi rimetto a leggere, quando all’improvviso un fascio di luce illumina la grotta. Il cielo si è aperto, le nubi diradate. Dal mare si leva un luminoso e bellissimo arcobaleno che s’infrange sulle alte rocce.
Che bello il sole! E che favola la valle. Mi guardo attorno, giro e rigiro la testa quasi estasiato. Alla mente ricordo le parole che ho avuto per una ragazza “sei tanto bella - le dissi – nessuna come te… solo tu puoi superarti…”. Vedo la valle e penso la stessa cosa, solo lei può superarsi. Ora la luce del sole rende ancor di più tutta la sua magnificenza. Il giallo e il viola e il blu dei fiori, tutti i verdi dei prati, poi le rocce che disegnano mille forme di oggetti, di visi, di animali. Sotto il mare cristallino, oggi schiumoso perché irrequieto, che sbatte contro gli scogli e sale alto sulla spiaggia. Prendo le mie cose umide e le metto a scaldarsi al sole. Anch’io mi stendo, anch’io ho bisogno di sole. Gli abitanti della valle escono dalle loro grotte e vengono da noi, vengono a salutare Mimmo.
Il primo caffè è con Peter e Peppino. Il giorno prima Peter ha avuto una accesa discussione con Mimmo, ora eravamo lì a ridere del racconto che facevano di quel momento, frutto di una banale incomprensione. Ora si avvicina una giovane ragazza che mai si era vista in valle. Si chiama Lucrezia, ha poco più di vent’anni e viene da Torino. Si fermerà in valle qualche giorno con un ragazzo che ci raggiunge di lì a poco.
Un buongiorno stile “franscese” è quello che arriva da Raf, che dalla Francia è arrivato da una settimana e si fermerà ancora per circa venti giorni. Birra in mano che sorseggia seduto tra noi, Raf occupa la grotta a fianco della nostra. Alcuni di loro andranno a passeggiare per la valle, un labirinto di rocce, di anfratti e tutt’intorno il verde di una macchia mediterranea bella da paura. Uno scrigno della natura, un gioiello unico, irripetibile. Mi corico sul roccione che sorge davanti alla grotta Arcobaleno. Scrivo, poi smetto e leggo. Poi riprendo di nuovo a scrivere.
Trascorrono serenamente le ore e il sole alto dritto in cielo comincia la sua fase calante. Saranno le 16,00 o poco più. Dalla stradina sento una voce che mi saluta, si avvicina, batte cinque poi pugno. E’ Gigi, un amico di tutti nella valle. Ha portato con sé una borsina di plastica con dentro disinfettante, cerotti, garze e quant’altro per poter curare una ferita che Mimmo si è procurato al piede il giorno prima. Gli pulisce il taglio, lo medica e lo fascia.
Mi viene appetito, mangio una scatoletta di tonno, qualche cracker, un frutto e, per finire, un buon cucchiaio di miele, la mia medicina preventiva. Si sta bene qui, sembra di essere lontani da ogni cosa. Sarà questo luogo, sarà questa gente, ma è così. Il tempo scorre con il ritmo giusto, né troppo lento, né veloce. Batte il tempo con la giusta frequenza. Difficile da spiegare, difficile da comprendere. Decido di camminare, mi dirigo verso la sesta valle. Da superare alcune grandi rocce, poi un po’ di facile sentiero, poi ancora roccioni.
La sera ci troviamo tutti attorno ad un fuoco per una grigliata di carne, procurata da Peppino, altri hanno portato da bere. Qui tutto è di tutti. Chi passa di qui può fermarsi, c’è senz’altro qualcosa anche per lui. Nessuno ti chiede nulla, quel che conta è condividere il tempo, una birra o del vino, un pezzo di carne con del pane, perché come cantava Gaberla libertà non è uno spazio libero… libertà è partecipazione…”.
La sera scorre così, si parla e si ride, si canta e si balla, chi suona la chitarra, chi batte sul tamburo. Piano piano il gruppo si dirada, ognuno si ritira nella propria grotta. Un’altra bella giornata si è conclusa, serena e spensierata. Mi ritiro anch’io, ma stavolta andrò nella mia piccola grotta.


©Roberto Roby Rossi

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