sabato 18 gennaio 2020

Karamoja, eppure i bimbi ti sorridono

Moroto 16 luglio 2007

Karamoja, eppure i bimbi ti sorridono
Da oggi si entra nel vivo. La notte ha portato un sonno agitato. Scosso dalle visioni del giorno precedente. Dalla città di Moroto, più che una città un insieme di baracche. Dalle condizioni di vita di questa gente provata dalla fame, dalla sete, dalle malattie. Dai loro volti che dicono di un continuare a tener duro ad una sopravvivenza, che è un lumicino sempre più flebile, facile a spegnersi al più leggero soffio di vento. Ma un sonno agitato soprattutto dalle immagini di quell’orfanotrofio gestito dalle suore di madre Teresa. Tante piccole vite appese ad un filo. Nei loro sorrisi la gioia disincantata dei fanciulli.
Nei loro silenzi il dramma di una miseria oltre ogni immaginazione. Questa mattina torniamo lì. A trovare quattro suore, quattro angeli che hanno dedicato la loro vita a questi bambini dimenticati da tutti. Abbandonati ad una vita che vita non è. Piuttosto di uno stato di premorte si tratta, perché questi sono piccoli esseri in sfida con la vita ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Sono più di quaranta i bambini dell’orfanotrofio. E queste quattro suore, quattro angeli, da sole ad accudirli, giorno dopo giorno, 24 ore su 24. Sempre. Il centro è aperto anche ai bambini di Moroto e dei villaggi dintorno. Alcune ragazze, cresciute lì dentro e scampate alle malattie più gravi, aiutano suor Maria e le altre nei lavori quotidiani.
Molte mamme vengono a partorire qui. Ieri sono nate due femmine in un parto gemellare. Due chili in tutto.
Vediamo suor Maria che le accudisce con una grazia, un amore smisurato. Li pulisce, li veste, gli parla. “Nei villaggi capita spesso – ci dice – che in questi casi di parto gemellare uno dei due viene soppresso, per avere una bocca in meno da sfamare”. E precisa che è la femmina che rimane in vita, mentre il maschio viene sacrificato. Nel caso di due femmine, peggior sorte viene riservata alla più magra, alla più debole. La femmina vale di più rispetto al maschio, poiché vengono date in moglie in cambio di mucche, più all’età di tredici, quattordici, quindici anni. Sono una bella risorsa per l’economia della famiglia. Queste due piccolissime vite per fortuna vivranno entrambe. Nessuna verrà sacrificata. Tuttavia il loro destino di estrema povertà è già segnato.

Fuori i miei compagni si stanno dedicando ai bambini, li fanno giocare, divertire. C’è una specie di gazebo con poche panchine. Don Sandro ha portato loro dei palloncini da gonfiare e qualche altro semplice gioco. Ne conosce tanti di questi bimbi e li chiama per nome, uno per uno. Anche noi siamo già entrati nella parte.
Teniamo in braccio e per mano due, tre, quattro bambini. Ogni tanto scoppia un palloncino accompagnato da un grido e da un battito di mani. Un modo semplice di divertirsi. E’ quello a loro consentito. Eppure sembrano felici, sorridono, giocano. Ma non si staccano, non ti lasciano nemmeno per un attimo. Uno di loro non sorride mai, si guarda in giro, serio. Ha uno sguardo da grande. Sembra molto pensieroso. Non si avvicina a nessuno, ma guarda tutti, attento, con un’aria cupa. Mi avvicino, lo prendo in braccio. Avrà quattro anni. Con me ne ho altri due, più o meno della stessa età, o forse la bimba ha qualche anno in più. Usciamo dal gazebo per andare al campo giochi. Uno spazio malrecintato con dentro qualche scivolo ed una struttura per sostenere un’altalena che non c’è.
Arriva mezzogiorno. E’ ora di rientrare al centro. Dobbiamo lasciare questi piccoli, salutarli e allontanarci.
E’ dura
. Qualcuno di noi ha gli occhi lucidi. Un magone in gola. Ma si ritorna domattina. E saremo di nuovo con loro. Al rientro si fa tappa da padre Gostoli, un comboniano giunto qui in Karamoja oltre quarant’anni fa. Una vita in Africa, per l’Africa. Prima in Sudan e dal ’65 qui. Ora è in pensione e svolge occasionalmente qualche funzione religiosa nei dintorni di Moroto. Giovedì andremo con lui in visita al dispensario di Kidepo. Lo conosceremo meglio. Avrà tante cose da raccontare. Dopo il pranzo un pò di riposo e poi una visita ad un mercatino qui a Moroto. Belle stoffe grandi colorate a 7000 scellini, poco più di 3 euro.
Rientriamo al centro. La giornata è stata piena, intensa. Di emozioni, di sentimenti. Ceniamo e poi ci ritroviamo tutti per un incontro, per parlare. Per confrontarci, per portare le nostre sensazioni. Ne esce un confronto interessante, una degna chiusura di giornata. Poi ancora una birra, due chiacchiere più disinvolte, qualche risata.
Domani ci aspettano i nostri bambini…

©Roberto Roby Rossi

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