domenica 20 maggio 2018
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Gli (s)laureati

storie di ordinaria follia (politica)

Gli (s)laureati
Nuovo governo, nuove risate. O pianti disperati se non mettiamo l'ironia negli ingredienti quotidiani. 
Ultima (s)laureata è Valeria Fedeli a mentire sul proprio curriculum, vantando una laurea che non c'è. 
Un buon inizio, non c'è che dire, per un neoministro all'Istruzione. “Dichiara di essere laureata in Scienze sociali, ma si tratta in realta di un semplice diploma della scuola per assistenti sociali” scrive in un tweet Mario Adinolfi, avversario politico di vecchia data della ministra che non voleva credere ai suoi occhi e alle sue orecchie quando tale (s)laurea veniva vantata dalla neoministro nella sua biografia sul sito personale. Della serie che “chi ben comincia...”. 
La lista però si amplia con gli (s)laureati Oscar Giannino, candidato nel 2013 e leader del movimento “fare per fermare il declino”, che posa così il primo mattone del suo personale declino politico di una carriera nata morta. Oscar Giannino viene smascherato per un master all'Università di Chicago mai conseguito e, pochi giorni dopo, in un mesto coming out, dichiara false anche le due lauree, una in Giurisprudenza e una in Economia, riportate nel suo curriculum ufficiale. 
Procede la parata degli (s)laureati con la pitonessa Daniela Santanchè, capace di spacciare come Master bocconiano, un corso chiamato Progetto Gemini della durata di 10 mesi per neo imprenditori. Dovette intervenire in questo caso il professore titolare del corso a fare luce su questa (s)laurea, poiché la pitonessa forzista difese la triste furbata con la proverbiale delicatezza e grazia femminile contro coloro che l'avevano smascherata. A conferma della malefatta anche l'università intervenne con la seguente dichiarazione «abbiamo verificato e dalla nostra banca dati alunni non risulta abbia mai frequentato un nostro master o mba». 
A rendere ancor più originale la lista dei politici "inventa-lauree" c'è la storia del deputato Pdl Marco Milanese il quale, nel sito ufficiale della Scuola superiore delle Finanze dove figurava come docente, esibiva un curriculum corredato da non una, non due, ma bensì tre-lauree3. La terza conseguita all'Università di Trieste in Scienze politiche, recitava il profilo del Milanese. Ma a fine giugno del 2011, mentre imperversava l'inchiesta giudiziaria nella quale il pidiellino si trovava coinvolto, arrivò la secca smentita del preside della facoltà, il quale dichiarava che "il dottor Milanese, pur essendosi iscritto alla facoltà di Scienze politiche di questa università nel 2003, non ha mai conseguito il titolo di laurea in Scienze politiche"! Evidentemente la propria autostima versava a livelli talmente bassi che due lauree, cioè la verità, non erano sufficienti, ne serviva una terza, quella in più che non c'era! Forse per confermare che l'onestà, a Montecitorio, non è di casa.
La lista si arricchisce del gigante buono, prima democristiano poi fratellone d'Italia, Giulio Crosetto. Sul sito della Camera dei deputati il buon Crosetto vantava una laurea honoris causa che, in realtà, non conseguì mai. La sua carriera politica è costellata di incarichi di rilievo, da consigliere economico dell'epoca Goria a direttore del Dipartimento nazionale per il credito e l'industria, a sottosegretario alla Difesa. Niente male per uno (s)laureato, ma come dice lui, la sua laurea l'ha conseguita... sul campo. Ottimo messaggio che proviene da quelle alte sfere, del tipo “cosa cazzo studio da fare? Università? Libri e Master? Bah.. roba che non serve più! Mi laureo sul campo!!!”. 
Continua la rassegna di (s)laureati Marta Grande, una grillina che ha avuto la poco brillante idea di definire “laurea” il titolo di “Bachelor of Arts” conseguito all'Università dell'Alabama, a Huntsville. In realtà si tratta, più che di una vera menzogna, di un piccolo azzardo, causa i differenti regimi universitari tra Italia e Stati Uniti. Vero è che non esiste una corretta relazione tra il titolo realmente conseguito ed una laurea universitaria, affidando a similitudini soggettive i due titoli, per alcuni assimilabile ad un corso di laurea triennale, per altri nemmeno a quello. Certo è che la (s)laurea sventolata da Marta Grande è costata la sua carriera politica, perchè con i grillini non si scherza, o così o pomì. 

L'ultima risata è a crepapelle, perchè dalla politica entriamo nel mondo dello spettacolo, dove a tenere la scena è quell'attore imbattibile per QI e fascino padano che risponde al nome di Bossi Renzo, in arte “il Trota”. A lui e al suo staff si deve la commedia farsa titolata “(s)laureato a sua insaputa”, che racconta di un intrigo di palazzo con al centro proprio il Trota, vittima designata ma capace di reagire portando alte le sue ragioni di innocenza, nella sua storica affermazione di inconsapevolezza: “mi dissocio completamente da quel diploma universitario – affermò il Trota - non sono mai stato in Albania, non parlo l'albanese, non ho mai vantato titoli accademici e non sono mai stato a conoscenza di quel documento datato 2010”. Il documento incriminato uscì dalla cassaforte dell'ex tesoriere Francesco Belsito, noto per lo scandalo dei fondi pubblici alla Lega Nord. Il diploma di laurea triennale di Renzo Bossi noto “il Trota”, tenuto secretato insieme al denaro rubato dall'ex tesoriere, poi incriminato e carcerato, altro non era che un corso di primo livello della durata triennale, ottenuto in un solo anno circa, costato 77 mila euro, pagati, bada ben bada ben, dal Carroccio. 
E qui la faccina emoticon con le lacrime agli occhi è quanto di più adeguato come “punto e alla prossima risata”.

©Roberto Roby Rossi

 



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