giovedì 17 agosto 2017
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Anno 0 dF - con il 5 sei promosso

sembra una bufala del web, ma purtroppo non lo è

Anno 0 dF - con il 5 sei promosso
Non credo esista essere pensante che non ha realizzato il disegno dell’umanità del futuro in chiave diritti, un futuro che è però qui, dietro l’angolo. 
I diritti che un tempo segnavano la civiltà di un paese stanno, uno per uno, piano piano ma non troppo, scomparendo.  
Si è partiti dal diritto al lavoro, oggi una pura chimera. Si passa dal diritto alla salute e all’istruzione. Tagliati questi punti, fondamentali per la formazione di una società “sana”, si costruisce quello che Orwell ben racconta nel suo 1984, un romanzo che altro non è che un’anticipazione di quello che verrà. 
L’alienazione di massa e il totalitarismo, affrontato per primo da Seneca, sono i tratti principali, non troppo celati, di un sistema mondiale che vuole un popolo facilmente controllabile, gestibile, guidabile. Non v’è dubbio che i valori fondanti del genere umano, per una buona qualità della vita, vertano sulla salute e sull’istruzione. 
Ed è esattamente su questi macigni che, con interventi legislativi ed azioni funzionali, si batte con metodo ed infinita costanza, al fine di frantumarli e renderli antica memoria. “Gutta cavit lapidem”, la goccia scava la montagna: ecco l’azione costante che l’imperialismo esercita sull’umanità. 

La progressiva scomparsa della classe media e l’avanzamento sempre più abnorme del divario tra i pochi ricchi e la massa dei poveri è solo una delle prime ed evidenti conseguenze di questa azione criminale. I servizi di istruzione e sanità diventeranno appannaggio di una ristretta fascia, mentre “il resto del mondo” dovrà accontentarsi delle briciole. La sanità opererà solo in chiave emergenziale, mentre la scuola pubblica sarà costretta all’angolo, con sempre meno fondi a disposizione, producendo bassa o bassissima istruzione e formazione.

Se ne parlerà, ma anche no, fra 30/40/50 anni sui libri di storia di quest’epoca segnata dall’ingresso devastante dei media chiamati a stordire il suo pubblico, dello stravolgimento dei diritti improvvisamente diventati favori, del boom economico che ha portato l’inesorabile dipendenza all’avere ciò che non serve, del post boom economico che ha prodotto fiumi di vittime distese sui lettini degli psicanalisti poiché incapaci di reagire ad un potere d’acquisto ridotto alle più strette basiche esigenze.  

Ogni giorno possiamo divertirci, od irretirci, leggendo quanto le (non troppo) istruite menti dei nostri legislatori riescono a concepire di più bislacco ed originale. Tra le utile questa “laureata, anzi no, mi sono sbagliata”, Valeria Fedeli, ministro dell’istruzione che spaccia un diploma per assistenti sociali con una “laurea in scienze sociali”! Serve altro? 
La Fedeli, che ha così conquistato una poltrona con menzogna (ma ormai era lì…), ha estratto dal suo cilindro una perla di quelle da antologia della risata (o della disperazione) capace di stabilire che, da oggi, anno 0 dF (dopo Fedeli), il cinque in pagella è sufficienza, quindi significa promozione

Qualcuno di voi si starà lamentando di quanto il web sia dannoso con le sue bufale che diventano verità. Mi spiace deludervi, amici increduli, non si tratta di bufala (la notizia intendo, non la Fedeli che magari bufala è, o meglio capra), ma si tratta purtroppo di purà realtà. 

Come è realtà la filosofia dei tagli che altro non ha prodotto che diseguaglianze sempre più accentuate, tra chi può e chi non può. La cosiddetta “Buona Scuola” è la massima espressione legislativa di questo vergognoso principio del “mercato prima di tutto”. Il progetto della privatizzazione completa dell’istruzione si sta compiendo. L’istruzione pubblica ormai è stretta nella morsa degli affari, per cui il valore della formazione puntuale e completa dello studente non conta più, soffocata, uccisa dalla logica aziendale della produttività e dell'esigenza del "tutti istruiti, ma il meno possibile”. Oggi nei programmi, quindi, si privilegiano la progettualità fumosa ed inconsistente e la sinteticità formativa per obiettivi. Ne consegue che di fronte a questo modo di procedere, la scuola sostituisce la propria funzione educativa e formativa barattandola con la creazione di individui massificati, standardizzati ed omologati, perfetti alle élite che governano. 

Estremamente semplice tracciare i contorni di questa strategia, quella che determina la crescita di una massa ignorante, incapace di riconoscere il significato delle istituzioni democratiche, le quali vengono svuotate quindi della sovranità popolare, a tutto vantaggio delle oligarchie, che così possono coltivare i loro interessi indisturbate, esercitando un potere solo formalmente democratico, ma in realtà monopolizzato dai centri economici del potere finanziario. 
Un processo che è ormai alla luce del sole, palesemente evidenziato negli ultimi anni dalle vicissitudini dei governi, sempre meno espressione del popolo, ma autoproclamati e rispondenti solo agli interessi della burocrazia europeista, notoriamente dominata dalle élite finanziarie. Non troppo differente, tuttavia, è quando siamo invece chiamati alle urne a sostenere uno o l’altro candidato, il quale, una volta eletto, tradisce matematicamente le attese e si inchina a 90 gradi al suo padrone. Da una parte potrà forse provare un po’ di dolore fisico che poi, con il tempo e il lubrificante (leggi denaro e benefici vari) diventerà piacere. 

Un altro riflesso altrettanto significativo del progetto di massificazione dei popoli, attuata attraverso un’istruzione minimale, è la disincentivazione dell’accesso delle masse ai gradi di istruzione superiore. La “bella pensata” della Valeria Fedeli per la “Buona Scuola”, infatti, che “promuove” il 5 in pagella come voto di sufficienza e consente l’accesso alla classe superiore dello studente, produce un effetto di doppia valenza: l’impossibilità di accedere ad una più qualificata istruzione per il basso livello di apprendimento e, conseguentemente, la creazione di una massa di lavoratori dequalificati e inconsapevoli, piegati nei diritti e nelle conoscenze, sempre più inermi e dipendenti alle oligarchie, questi ultimi avendo in pugno, da una parte una forza lavoro a basso costo, dall’altra il devastante potere derivante dall’assistenzialismo. 

©Roberto Roby Rossi

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